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Aumentando
il braccio di potenza
si aumenta la forza applicata sul fulcro, ma il movimento diventa
più ampio e si perde in agilità. |
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Nel caso
si decida di sostituira la lunghezza delle pedivelle occorre sempre
andare per gradi. Seppure si parli di differenze minime è consigliabile
modificare di 2,5 mm per volta per non correre il rischio di infiammazioni
ai tendini.
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Cavallo
(cm)
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Pedivelle
(mm)
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74-77
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170
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78-81
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172,5
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82-85
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175
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86-89
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175
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90-92
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175,5
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La
tabellina deve essere considerata come indicativa. Ciclisti illustri,
in passat, hanno dimostrato come anche ciclisti piuttosto piccoli
si siano trovati bene con pedivelle più lunghe o vice versa
(Lemond utilizzava pedivelle da 175).

Una misura strana?
Insolita sicuramente, ma i gruppi di più alta gamma arrivano fino a 180 mm di lunghezza
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Misura
centro - centro tra i due fori.
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_La
lunghezza delle pedivelle
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Il
funzionamento della bicicletta è determinato da un sistema
di leve. Modificarne le dimensioni significa ottenere un diverso
sviluppo delle forze che, lavorando bene, può dare risultati
molto interessanti. La pedivella è il primo passaggio nella
trasmissione dal sistema di leve uomo al sistema di leve bicicletta.
Per seguire il nostro discorso e non potendo cambiare le misure
delle gambe eccoci a parlare di lunghezza delle pedivelle.
Prima di tutto vanno
chiariti alcuni concetti:
Distinzione tra velocità angolare della pedivella e velocità
assoluta nel sistema di riferimento.
Per semplificare immaginiamo il cerchio disegnato dal percorso
compiuto dal pedale attorno al movimento centrale. La velocità
angolare è data dalla frequenza di passaggio del pedale
in un determinato punto del nostro cerchio, cioè la velocità
di variazione dell'angolo disegnato dalla pedivella rispetto
ad una retta immaginaria passante per il movimento centrale.
A chiarimento di questo concetto si consideri come il sensore
di cadenza che si applica solitamente al fodero posteriore funzioni
indifferentemente dalla sua distanza dal movimento centrale:
tutti i punti del fodero vedranno passare la pedivella nello
stesso istante.
La velocità assoluta, invece prende in considerazione
il moto di rivoluzione del pedale attorno all'asse del movimento
misurando lo spazio percorso sulla circonferenza nell'unità
di tempo.
Due ciclisti affiancati con pedivelle di diverse lunghezze osserveranno,
alle loro pedivelle e a parità di rapporto, una identica
velocità angolare, ma una differente velocità
di rotazione delle gambe rispetto al sistema di riferimento.
Detto questo rivolgiamoci
alla pedivella dal punto di vista fisico. Si tratta, per la
precisione, di una leva di secondo tipo poiché la resistenza
è applicata tra fulcro e potenza. Il braccio di potenza
infatti è costituito dalla distanza tra il punto in cui
si fissa il pedale e il punto di passaggio della catena, il
braccio di resistenza si trova tra la catena posta sui denti
della moltiplica e il movimento centrale.
Perché la leva si possa muovere è necessario che
la forza applicata sul braccio di potenza sia superiore alla
forza opposta dal braccio di resistenza. Tanto maggiore sarà
la potenza sviluppata dal ciclista quanto superiore sarà
la lunghezza della pedivella. Ma la lunghezza della pedivella
deve fare i conti con la macchina umana che le leve le ha fisse
nelle dimensioni e non modificabili.
Una pedivella più lunga, infatti determinerà un
movimento più ampio del pedale proprio perché
aumenterà la circonferenza lungo cui questo si muove.
Prendendo in considerazione due pedivelle da 170 e da 175 millimetri
ci tro-veremo allora con una differenza di circonferenze disegnate
dal pedale (nel sistema di riferimento "bicicletta")
di poco più di tre centimetri ma, considerando un ritmo
abbastanza agile, sulle cento pedalate al minuto, la differenza
sale a più di tre metri di spazio percorso dal pedale
montato sulla pedivella più lunga. Non è poco.
Questa differenza dimostra che la sensazione di maggiore velocità
di pedalata di due ciclisti che pedalano fianco a fianco è
un fatto reale per quanto riguarda lo spazio percorso ma non
per quanto riguarda la cadenza.
Come regolarsi allora
per determinare la lunghezza migliore delle pedivelle? Volendo
continuare a parlare in termini matematici la conseguenza più
logica sarebbe che a maggiore lunghezza di gambe (e di piedi)
dovrebbero corrispondere pedivelle più lunghe. Una soluzione
matematica, tuttavia, deve essere presa con la dovuta cautela.
Troppe sono infatti le variabili da considerare. Ogni ciclista
è diverso dall'altro, si tratta di elasticità
muscolare, capacità di contrarre i muscoli a determinate
velocità e così via.
Se, da un lato, le pedivelle più lunghe offrono uno sviluppo
maggiore di potenza, dall'altro costringono il ciclista ad un
movimento più ampio portando a perdere in agilità
della pedalata.
Occorre poi aggiustare la posizione in bici. È necessario
infatti abbassare la sella della misura corrispondente all'allungamento
della pedivella, al tempo stesso è opportuno sistemare
l'arretramento della sella per riportare la perpendicolarità
del ginocchio al pedale in fase di spinta (con pedivella parallela
al terreno).
Nel mondo professionistico gli atleti con gambe più lunghe
sono ovviamente i più naturali utilizzatori di pedivelle
lunghe, ma le eccezioni che si possono constatare danno la conferma
che una regola è molto difficile da estrapolare.
Sul mercato sono presenti pedivelle a partire dalla misura 165
fino alla 180 con differenza di 2,5 millimetri. La misura considerata
standard è la 172,5 contro quella 170 che era regola
fino a qualche anno fa. È un segno dei tempi, così
come si è passati ad una dotazione standard che prevede
il 53 al posto del 52 come moltiplica maggiore e ad una presenza
sempre più frequente di pacchi pignoni con il 12 finale
o addirittura l'undici. La ricerca della potenza passa anche
per un migliore sfruttamento delle leve.
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