Vento e attriti sono i nemici del ciclista. Ecco come si comportano e come vincerli

 


©Pininfarina

Nella foto (gentilmente concessa dalla Pininfarina) è evidenziato uno dei supporti cui è fissata l'intelaiatura che sostiene la bicicletta. Nei test dinamici, infatti, è importante che il ciclista sia in movimento per poter meglio valutare l'insorgere di turbolenze e il sistema nella foto permette al ciclista di pedalare come se fosse su strada.

Il ciclista nella foto è l'ing. Chris Peck, una delle menti dei progetti Cannondale e corridore anch'esso. L'immagine si riferisce ai test effettuati dalla casa americana nel 1998 presso la Pininfarina con l'intento di lavorare proprio sulla migliore resa aerodinamica. Anche Ivan Gotti era presente ai test e fece diverse prove per migliorare la posizione in bici specialmente in previsione delle gare a cronometro.

 

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_Contro cosa si fatica
Dal punto di vista fisico sono due i fattori tecnici (quindi non legati all’allenamento muscolare in senso stretto) con cui il ciclista ha a che fare per cercare di migliorare le sue prestazioni. L’aerodinamica e gli attriti.

Aerodinamica
Dipende principalmente dalla posizione assunta dal ciclista sulla bicicletta. È proprio l’uomo, infatti, a costituire la superficie maggiore di resistenza nell’attraversamento dell’aria. L’impostazione della bicicletta, poi, nella sua concezione tradizionale (escludendo quindi modelli particolari in cui si pedala sdraiati) è decisamente poco vantaggiosa sotto questo aspetto. Le migliorie, comunque, ci possono essere e gli studi in galleria del vento hanno dato molte informazioni al proposito.

La galleria del vento
Si tratta di un locale dove l’aria viene incanalata in un percorso forzato. Sfruttando l’effetto Venturi si riesce ad avere un flusso d’aria costante su un’ampia superficie in modo da poterne misurare con precisione gli effetti con il variare della velocità dell’aria.
Il mezzo di cui si deve misurare l’aerodinamica viene fissato su una superficie mobile agganciata ad un sistema di bilance poste nella parte sottostante. È qui che avviene la misurazione vera e propria della resistenza opposta al vento: basta registrare i dati evidenziati dalle bilance.
Al tempo stesso si può verificare il percorso dell’aria attraverso l’utilizzo di fluidi visibili o comunque registrati con apposite strumentazioni. Con questo sistema è facile evidenziare i punti critici e limitare o eliminare l’insorgere di turbolenze.

Attriti meccanici
Ce n’è di due tipi. Il più immediato da comprendere è l’attrito provocato dal funzionamento delle parti meccaniche. Ovvio propendere dunque per componenti ottimizzati e con tolleranze al minimo. Ogni vibrazione è, di fatto, una dispersione di energie. In questo senso risulta anche più dispendiosa una pedalata scomposta. È pure questo un fattore da curare.
Poi c’è l’attrito volvente. Quello causato dal contatto del battistrada sulla strada. La fisica ci dice che questo tipo di attrito si accompagna sempre, anche se in misura più o meno minima, con l’attrito radente. L’attrito volvente ha a che fare con le superfici a contatto ed è influenzato dalla rugosità stradale.
Fino a non troppi anni fa i ciclisti andavano a ricercare gomme di sezione più stretta possibile nel tentativo di ridurre la superficie di contatto con il suolo. La pratica e i test hanno, in realtà dimostrato il contrario. La superficie di contatto, difatti, dipende soprattutto dalla forma della gomma, mentre una sezione più larga significa anche una maggiore elasticità della gomma (a parità di qualità è chiamata a lavorare una sezione maggiore) ed una migliore capacità di assorbire le vibrazioni.
Un altro fattore di cui tenere conto, sempre restando alle gomme, è la resistenza al rotolamento. Questa, più che considerare l’attrito volvente, focalizza l’attenzione sugli attriti della gomma stessa e dei suoi componenti. È qui che entra in ballo la bontà delle mescole e la scelta delle camere d’aria. Ma per questo si veda la sezione apposita.

- Le mescole
- I rapporti doppi


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