Prendo spunto da una domanda che mi ha posto Sergio da Arcore (Mi) per parlare delle granfondo. Avete presente di cosa si tratta?
Il concetto, per chi ha qualche anno di ciclismo alle spalle, si è andato stravolgendo dall’idea iniziale.
Sergio ha comprato la bici da poco e desidera pedalare insieme ad altri con la sua stessa passione.
Se mi avesse scritto 15 anni fa avrei suggerito senz’altro di fare una tessera da cicloturista e immergersi nel mondo delle granfondo.
Oggi, forse, vale la stessa risposta, ma è bene conoscere a cosa si va incontro quando si parla di “granfondo”.
Queste manifestazioni, secondo i regolamento della Federazione Ciclistica Italiana, hanno carattere non agonistico e sono svolte ad andatura controllata. Facile no?
Manco per niente.
Purtroppo gli organi federali, evidentemente più interessati alle loro beghe politiche che al movimento stesso del ciclismo italiano, hanno lasciato che le granfondo andassero alla deriva e fossero controllate esclusivamente dai loro (pur bravi) organizzatori.
Risultato: in Italia le granfondo sono diventate delle gare a tutti gli effetti. Stilando un ordine di classifica con primo, secondo e terzo chi va lì punta al risultato, fosse anche per fare 999° piuttosto che 1000°.
Che vale sempre per la presa in giro al bar tra gli amici.
Si è creato, così, un doppione di competizioni che scimmiottano il movimento professionistico (i chilometraggi possono superare facilmente i 200 km) pur non essendo corse da professionisti. Almeno non sulla carta.
L’attenzione dei giornali di settore, insieme all’intraprendenza degli organizzatori (c’è chi vive di questo), ha portato anche un discreto giro economico facendo sì che il solco scavato con il vero spirito delle granfondo divenisse un baratro incolmabile.
Addirittura ci sono professionisti (qualcuno anche di buon livello) che decidono di spostarsi sulle granfondo poiché i guadagni diventano maggiori che nel professionismo stesso (corridori di media capacità hanno vittorie – anche fama – e premi, al posto di un lavoro da gregario tra i pro’).
Per non parlare dei corridori squalificati per storie più o meno torbide di doping che si sono riciclati felicemente.
E non vale il paragone con l’atletica dove le maratone vengono corse da campioni e amatori allo stesso tempo. Il ciclismo è diverso dal podismo anche solo per il fatto che un amatore, per quanto possa essere forte, non riesce a fare che pochissima strada (qualche chilometro?) insieme ad un atleta di livello, per cui la selezione è immediata e naturale.
Proprio per questo, nel ciclismo, un paragone del genere non avrebbe senso e diventerebbe, visto l’impiego del mezzo meccanico, pericoloso.
Mi fermo qui, ma è un dato di fatto che chi va a fare le granfondo per il piacere di pedalare insieme ad altri appassionati ne rimane disorientato.
D’accordo, può sempre iscriversi alla manifestazione e farsela con il suo passo insieme ai tanti altri (che ci sono, e anzi, sono la maggioranza) come lui che vanno lì per divertirsi. Ma resta il fatto che l’iscrizione ad una manifestazione di questo tipo costa un bel po’. E tra albergo e iscrizione il bilancio familiare inizia a chiederne (giustamente) conto.
Perché spendere 70 euro per una manifestazione tra amici? Per chiudere le strade al traffico? A che pro se si tratta di una passeggiata?
Tra l’altro il regolamento cicloturistico/amatoriale specifica chiaramente che il ciclista è tenuto al rispetto del codice della strada (paradossale in certi casi, ma è scritto proprio così).
E del pacco gara si farebbe volentieri a meno visto che i gadget diventano quasi subito doppioni su doppioni, e con 10 maglie, magari bruttine, il ciclista medio non se ne fa nulla. Così come il casco preferisco scegliermelo da me, magari spendendo qualche soldo, piuttosto che avere un minimo di gamma con i colori che non c’entrano niente con la mia bici.
Insomma, basterebbe poco. Sarebbe sufficiente che la Federazione si leggesse il suo regolamento per vedere che è ben fatto ed evitare storture e forzature che fanno perdere tesserati.
La separazione tra movimento agonistico e movimento amatoriale è logica e sensata. I miscugli non servono e, alla lunga, possono risultare dannosi.