Tra chi scrive e chi legge c’è una differenza.
No, non si tratta di quantità di conoscienze, almeno non sempre (visto che i lettori a volte mi mettono dei dubbi che non avrei mai immaginato), ma, più semplicemente, di approccio verso l’argomento.
Dalla parte del lettore alcune cose appaiono più semplici di quello che sono in realtà. Mi pongo anche io in questo modo di pensare, d’altra parte anche io sono lettore.
Quando si legge di un prodotto ci si pone di fronte ad esso senza sfumature: o è bianco o è nero. Se ne leggono le caratteristiche e dentro di sé si pensa: va bene, ma mi serve oppure no?
E’ bianco oppure nero.
In questi termini il lettore si aspetta di leggere giudizi netti. Il prodotto funziona oppure no. In fondo se non va bene per me perché dovrebbe andar bene agli altri?
Ok, sto generalizzando, ma mi rendo anche conto che spesso le critiche che vengono fuori nascono proprio da un atteggiamento di questo tipo.
D’altra parte è legittimo chiedersi perché sulle riviste specializzate si leggano poche critiche (praticamente nessuna) sui prodotti presentati.
E’ proprio vero che giornalisti e ditte di settore siano sulla stessa barca?
In parte sì, inutile nascondersi. Le ditte sostengono i giornali con la pubblicità che è fonte primaria di sostentamento. Un giornale di settore, per quanto possa vendere, non pagherà mai gli stipendi con i proventi dell’edicola.
E qui già abbiamo dato un risposta. Di quelle che piacciono ai lettori, in questo caso è nera.
Però val la pena ragionare anche in un altro senso.
Quando è il caso di parlare male di un prodotto?
Quando non funziona, ovvio.
In questo caso, ovviamente, le cose si complicano. Se la ditta X produce una forcella Y che mi si rompe in prova, potrei pensare tranquillamente che la forcella Y non sia un buon prodotto. D’altra parte scriverlo su un giornale significa bollare, agli occhi dei lettori, tutte le forcelle Y come non funzionanti, e questo sarebbe dare una notizia imprecisa. Dovrei, quanto meno, testare un altro po’ di forcelle per avere un’idea statistica del problema. Il produttore si potrebbe appellare al fatto che la mia forcella fosse solo un modello sfortunato come, d’altra parte, capita anche nelle migliori famiglie.
I test testati
Il lettore di una rivista di settore vuole sapere come va un prodotto. In definitiva non gli interessano tantissimo i numeri (se non servono a fare un paragone diretto), ma vuole sapere dall’esperto cosa ne pensa, se acquisterebbe quel prodotto a quel prezzo.
In alternativa i numeri devono essere precisi. Ci sono riviste specializzate (non solo italiane) che si affidano a test e banchi di prova.
Attenzione perché anche questi, però, non danno un risultato definitivo. Un prodotto che può risultare vincente ad un test potrebbe non esserlo con un altro. Dipende dagli aspetti che si vogliono mettere in evidenza.
Non si spiegherebbero, altrimenti, le prove certificate che le ditte più importanti portano a sostegno dei loro prodotti.
Se dal singolo componente ci spostiamo alla complessità della bicicletta vista nel suo insieme il test potrebbe risultare ancora più dispersivo.
Il lettore, quindi, continua ad affidarsi al più familiare “che ne pensi” piuttosto che impelagarsi in numeri infiniti. Su questo dovrebbero pensare quei costruttori che si sentono al di sopra delle riviste da affermare che loro i test li fanno fare solo ai laboratori specializzati (salvo poi non mostrare mai numeri).
Tra giusto e sbagliato, però, ci sono anche tante sfumature. Se non leggerete mai su un giornale che un prodotto è sbagliato non vuol dire che il giornale sia “venduto” a quel prodotto. Se proprio ci si trova di fronte ad una eventualità del genere si andrà a contattare il produttore e se proprio gli si deve un favore non si deciderà di parlare di qualcos’altro.
Altrimenti si parlerà del senso di quel prodotto. Un fine, seppur limitato, lo avrà sicuramente.
Termino con un consiglio. Un redattore non boccerà mai definitivamente un prodotto. Però, con un po’ di malizia, saprà scrivere tra le righe i dubbi. Tornando all’esempio di poc’anzi, un prodotto con molte limitazioni potrebbe essere, in definitiva, un giudizio non molto positivo.
Una bici superleggera ma limitata a ciclisti non pesanti non è certo quel che si dice un telaio robusto e affidabile. Evidentemente al di sopra di quel peso non diventerà pericolosa, ma evidenzierà dei limiti meccanici che annullano i vantaggi decantati nelle sue caratteristiche. Attenzione dunque. In fondo nelle riviste c’è scritto molto. Sicuramente non tutto. Ma chi scrive non dimentica quasi mai di essere stato un lettore.
Io, almeno, ci provo.
Questo articolo è stato inserito Lunedì, 27 Febbraio 2006 alle ore 01:51 ed è archiviato nella categoria Bicicletta. Puoi seguire le risposte attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o un trackback dal tuo sito personale.