Un Giro al contrario che rischia di finire con l’amaro in bocca
Una volta c’era il Giro d’Italia con le squadre che lavoravano per il loro capitano e alcune regole, non scritte, che tutti rispettavano.
E in questo Giro d’Italia, c’è da dire, sta andando un po’ tutto al contrario, a iniziare dal percorso. Ma quello non sarebbe neppure male anche se, inutile negarlo, le salite che i corridori hanno affrontato sono state un po’ poche per un Giro che celebra cento anni.
Ci si è messa anche la sfortuna, va detto. Per vari motivi la mitica Cuneo-Pinerolo è diventata una tappa decisamente più facile di quanto preventivato. E infatti non ha fatto gli sfracelli che prometteva. La salita del Blockhaus, accorciata dei cinque chilometri decisivi forse ha salvato il russo Menchov da una batosta e si è trasformata in una tappa da cicloamatori o poco più.
Però è vero pure che Di Luca, che al momento in cui scrivo sta per firmare il secondo posto nella generale a una manciata di secondi dalla Maglia Rosa, senza gli abbuoni avrebbe un distacco decisamente maggiore. Sarebbe a un minuto e mezzo e forse più.
Questo Giro è al contrario e non solo perché inizia al nord e finisce al centro-sud. La finale di Roma è più unica che rara, ma c’è da dire, anche, che Milano sembra non averlo meritato troppo questo Giro visto come l’ha trattato (e i corridori, per conto loro, hanno reagito ancora peggio passando, se possibile, dalla parte del torto).
In questo Giro si è vista la squadra della Maglia Rosa Menchov lavorare poco e niente. In compenso ha lavorato molto la LPR, la squadra di Di Luca, secondo, che troppe volte ha fatto da gregario proprio al russo. Di Luca è impulsivo, la voglia di vincere a volte gli gioca brutti scherzi ma non si può fargliene torto. Certe tattiche potrebbero essere organizzate a tavolino. Il ciclismo ha vissuto autentiche trappole (sportive eh, non fraintendete) da parte di corridori e direttori sportivi che ne sapevano uno più del diavolo.
Oggi, poi, nella tappa di Anagni, è stato il massimo. Si è vista lavorare la LPR per far vincere a Di Luca il traguardo volante e prendere abbuoni. È finita con una volata in cui Di Luca è stato preceduto da Menchov. E in salita avrebbe dovuto batterlo senza appello.
Tutto rimandato all’arrivo allora. E che succede? La squadra di Di Luca si mette davanti ma uno scatto di Gilbert ai 1200 metri sbriciola il gruppo. Di Luca e Menchov restano dietro e gli abbuoni si sprecano su corridori che contano il distacco in quarti d’ora.
Forse è meglio così dopotutto. Vincere il Giro d’Italia con gli abbuoni non sarebbe il massimo sebbene Di Luca abbia davvero grinta da vendere.
Resta il rammarico per un vincitore del Giro del Centenario che nelle gente comune è un illustre sconosciuto. Ma non sarebbe certo un peccato se non fosse che, sulla testa di questo russo pende una tegola terribile: il coinvolgimento in una vicenda di doping (che novità nel ciclismo eh) di cui dovrà rendere conto tra un po’ di giorni.
Speriamo davvero che sia tutto un errore, ci mancherebbe solo che il vincitore del Giro del centenario fosse castigato dopo un po’ di giorni dalla fine della corsa.