È stata rilasciata ufficialmente l’ultima versione del sistema operativo Linux Ubuntu. È un po’ che la sto provando sul “muletto” e devo dire che è decisamente un ottimo prodotto. Finalmente riconosce senza problemi i cellulari Sony Ericsson per l’utilizzo come modem (con la versione 9.04 c’era un bel po’ da combattere.
Nella pubblicità per avere l’aggiornamento a Windows 7 per chi acquista ora Vista Microsoft ha pensato bene di mettere l’immagine di una tastiera. E tra le tante possibili (e anche esteticamente gradevoli) hanno messo proprio quella dell’acerrimo nemico!

Dal sito Microsot
Assicurano che chi ha un account o il proprio conto presso le poste non è in pericolo perché si tratta solo di un’azione dimostrativa, ma intanto hanno fatto un’azione di “defacement” al sito delle poste.
Nella serata di sabato 10 ottobre 2009 chi provava ad accedere al sito trovava delle schermate poco rassicuranti:

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Non si tratta solo di comprare le cartucce dove costano meno, né di ricaricarsele da soli. L’idea, che viene dall’Olanda, interessa direttamente il meccanismo di stampa. Si tratta di installare una font speciale nel proprio sistema.
Spranq Ecofont è un carattere con spazi vuoti all’interno. La stampante legge questi vuoti e spruzza meno inchiostro sulla carta. Il risparmio è stato quantificato nel 20 per cento con questo sistema che è assolutamente gratuito.
Spranq Ecofont è in formato True Type (ttf) perfettamente compatibile con sistemi operativi Windows e Mac. Potete usarla in vari modi. O sostituendola al volo prima di stampare un documento oppure mettendola proprio come default nel programma di scrittura.
Io ho fatto qualche prova e il risultato è notevole. La normale carta che si utilizza nella stampante assorbe l’inchiostro e rende praticamente invisibili i microfori all’interno dei caratteri.
Ovviamente avendola appena installata non ho potuto valutare ancora il risparmio di inchiostro, ma la cosa promette bene e di sicuro… male non fa.
Il sito da dove scaricare la font è: http://www.ecofont.eu
Secondo me vale la pena di provare.

- Buongiorno, vorrei quel computer lì.
- Sì glielo preparo.
- Ah, scusi, ma per lo schermo, se ci sono dei dead pixel che faccio?
- Be’ dipende da quanti sono.
- Che vuol dire?
- Che fino a un certo numero la casa non lo sostituisce. Read the rest of this entry »
Da qualche giorno alcuni utenti dei programmi Microsoft Office si sono trovati con una sorpresa: una finestrella che li avvisa che il loro software non è originale e che quindi sono brutti e cattivi.
Microsoft ha cambiato decisamente politica. Da un «usatelo tutti a più non posso», si è passato al: «ok, adesso che ti sei abituato me lo compri».
Insomma, non è poi molto diverso dall’atteggiamento di chi va a regalare la droga ai ragazzini fuori scuola. Prima o poi ne chiedono il conto, giusto quando non se ne può più fare a meno.
Microsoft chiudendo tutti e due gli occhi sulle copie pirata del proprio Office ha ottenuto una diffusione planetaria dei propri programmi. Chi lo usa a casa poi si aspetta di trovarlo anche in ufficio. Con la differenza che gli uffici Office devono comprarlo perché, loro sì, sono anche controllati. A casa in fondo chi ti viene a controllare? Non conviene a nessuno. Mentre i programmi che si usano per lavoro…
Tutta questa premessa per dire quello che sta avvenendo su forum e newsgroup: si consiglia agli utenti “normali” di provare Open Office, la suite di programmi office perfettamente gratuiti e perfettamente compatibili con i formati imposti da microsoft. Mentre prima a casa ci si accontentava della copia pirata, ora il messaggio che ricorda che comunque si sta facendo qualcosa di disonesto dà fastidio. Qualcuno si deciderà a compare Office originale (e in effetti non costa troppo la licenza studenti), ma molti scoprirano il mondo dell’open source, i programmi gratuiti come Open Office, e si accorgeranno che ci possono fare tutto e di più di quello che facevano col programma Microsoft.
Insomma, il risultato di Microsoft secondo me sarà proprio questo: regalare migliaia di utenti a OpenOffice.
Utenti che, prima o poi, anche ai loro datori di lavoro diranno “Perché non usiamo Open Office?”
E lì la brava Microsoft si farà male. Contenti loro.
E voi che aspettate? Io col Mac sono tornato all’ottimo Neooffice, l’alternativa Mac di OpenOffice.
Ecco i link per scaricare i due programmi?
Ebbene sì, ci sono ricascato. L’altro giorno ho comprato un MacBook, uno di quei computer bianchi candidi e con il sistema operativo lontano anni luce da Windows.
Ovviamente sono contentissimo e soddisfattissimo. Ovviamente non sono andato dove avevo comprato il vecchio Mac e se n’erano bellamente lavate le mani quando c’erano stati dei problemi.
Va be’, peggio per loro. Ma perché rinunciare a un computer che è una favola.
E allora eccomi di nuovo qui. Dove avevo lasciato. Anzi no, qui c’è Leopard, la nuova versione del sistema operativo Apple che, a dire il vero, forse è ancora un po’ giovane.
Però è divertente vedere come la Apple consideri il mondo windows. Guardate la schermata qui sotto. E’ la visualizzazione dei computer windows sulla rete locale. Hanno scelto una schermata a caso: quella blu del blocco di sistema. Simpatici.
Ecco la foto dello schermo (aprite tutto l’articolo se non la vedete)

Adesso viene fuori che il wireless è dannoso. Per la cronaca, ad essere dannoso è proprio la rete di computer realizzata senza fili, tanto che in quattro biblioteche di Parigi è stata disattivata per un mesto ritorno alle reti cablate.
Certo, i giornali parlano di impiegati con sintomi inconfutabili: vertigini, vomito…
Però quegli stessi impiegati, immagino, vanno in giro tutto il giorno e magari anche la notte, con il loro cellulare in tasca. Un cellulare ha una potenza ben maggiore di trasmissione perché i ponti radio sono più lontani degli access point per i computer.
Tanto che uno dei problemi della diffusione della rete senza fili è proprio nel realizzare una copertura meticolosa. In una casa a due piani un access point normale incontra già delle difficoltà. Un cellulare, tanto per capirci, non soffre proprio questi problemi.
E allora la cosa mi sembra sospetta. Una diffusione capillare delle reti wireless sarebbe un bello schiaffo per la telefonia mobile (pensate solo cosa si può fare con un telefonino Skype che si collega direttamente a internet con la rete wireless…)
Che il WiMax sia osteggiato proprio dalle compagnie telefoniche è cosa abbastanza nota pare.
Insomma per farla breve: non ci credo.
Secondo me il wi-fi non fa male.
Poi, magari, spero che qualcuno intervenga con una spiegazione anche più tecnica a sostegno, oppure no, della mia tesi.
L’ultima versione, disponibile da ieri, di Open Office (la 2.3.1) ha aumentato notevolmente la velocità delle applicazioni della suite per l’ufficio open source.
Un bel passo avanti per un programma che non fa più rimpiangere il pur ottimo Microsoft Office che, però, ha il difetto di costare un (bel) po’.
E’ da parecchio, ormai, che sto usandolo non solo in ambito lavorativo e mi ci trovo sempre meglio. Ci vuole un po’ ad abituarsi ad alcuni comandi leggermente differenti, ma poi non manca per niente il “vecchio” Office.
A vantaggio di Open Office ci sono anche i comandi da tastiera che non sono unici come nel programma Microsft, ma allineati alla logica di altri programmi.
CTRL+S = salva
CTRL+P = stampa
e così via. Mica male.

Irfanview è un piccolo software perfettamente gratuito che permette di fare tutte quelle operazioni comuni sulle immagini per cui spesso si è convinti che non si possa fare a meno di programmi di elaborazione più importanti come Photoshop.
Irfanview è arrivato alla versione 4.10, se lo scaricate (da qui) non dimenticate di cercare anche i plugin (è un file autoistallante). E’ disponibile anche la localizzazione italiana, basta scaricare il file di lingua e metterlo nella sottocartella “languages” del programma.
Tanto per capirci Irfanview è dotato di browser per le immagini, può ridimensionarle, correggere il colore, correggere gli occhi rossi e tante altre cose. E’ leggero ed è in grado di leggere formati di file di moltissimi tipi. Utilissimo anche per convertire le immagini da un formato all’altro.
Insomma, da provare.