Nelle mostre d’arte ci sono poche regole ma è bene rispettarle. Prima di tutto, se non siete esperti – come me – informatevi bene su quali siano le opere d’arte. Il rischio, concreto con l’arte contemporanea, è di sedercisi sopra oppure di appenderci gli abiti, come ho fatto io col cappottino di mia figlia. E sì che quella specie di mano messa lì, dietro al buffet degli aperitivi con le dita tutte aperte, mi aveva fatto pensare a quegli oggetti strani che si vedono in taluni negozi per la casa.
Poi bisogna individuare chi sia l’artista, per evitare di uscirsene con qualche commento inappropriato a tiro delle sue orecchie. Non sarebbe carino. Infine ci vuole umiltà: se si ha l’impressione di non capire, probabilmente, non è solo un’impressione e se si vuole fare una foto con un’opera conviene assicurarsi di cosa si sceglie. Giusto per non immortalarsi davanti al quadro elettrico.
Detta così è terribile, però non è niente male la mostra “Sculture rosse in città” che c’è in questi giorni a Varese. Hanno riempito una delle piazze più importanti con le sculture dell’artista ligure Giuliano Tomaino. L’effetto è bello. E il primo impatto, con un’opera, secondo me, è quello che conta. Certo non c’è il rischio di scambiarle per altro (va be’, finché non le mettono al posto dell’appendiabiti almeno). È andata sicuramente peggio a una sventurata addetta alle pulizie qualche tempo fa. Ma forse, in quel caso, non era tutta colpa sua…
Queste, invece, sono sculture in metallo, grandi e che danno un’idea di allegria. Almeno a me. Ignorante che non sono altro.
PS
Nelle foto lì sotto le automobiline per bambini appese non c’entrano niente con l’artista che esponeva… ma erano irresistibili lo stesso.

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