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Confusione carbonio

30 Luglio 2006

Fibra di carbonio, in Italia, ne viene prodotta poca. Non è neanche più un segreto che molti telaisti si appoggino direttamente all’Est per rifornirsi di composito. A generare confusione è la quantità di sfumature esistenti in questo lavoro oltreconfine. Eccone quattro per sommi capi:

1. Il PICCOLO IMPRENDITORE RAMPANTE (solitamente un negozio o un rappresentante che ha deciso di rappresentare se stesso): acquista i telai belli e pronti così come glieli ha proposti il produttore orientale. Nessuna personalizzazione: solo il telaio bell’e fatto ad un costo interessante (si può parlare anche di pochi dollari!) e con disponibilità limitate di misure (da 3 a 5). Solitamente si tratta di telai fasciati e non monoscocca (che costano di più alla produzione). Ovviamente questo tipo di venditore non sa nulla di ciò che vende, provate a chiedergli informazioni sul tipo di carbonio utilizzato o sulla quantità di strati di pelli di fibra.
2. Il TELAISTA AVVIATO: è un costruttore di telai che ha già esperienza con materiali classici (acciaio, alluminio), ma non può dire di no al mercato che vuole il carbonio a tutti i costi. Allora riesce ad ottenere anche dei tubi con forme personalizzate (studiate apposta per noi, con forme che evitano le torsioni, sono confortevoli come nessun altro e bla bla bla…). Questo tipo di telaista spesso riesce anche a realizzare telai su misura, probabilmente non li assembla personalmente, ma si affida a telaisti esterni. In questo caso la produzione può essere di provenienza orientale oppure, per le taglie personalizzate, frutto di un terzista probabilmente italiano. Ma c’è anche chi acquista i kit già pronti dai produttori di tubi che forniscono anche la tecnologia per l’assemblaggio.
3. Il GRANDE NOME IN RECUPERO. Qui, secondo me, ci sono diverse tipologie di telai possibili. Un marchio affermato sa bene che non può fare sciocchezze e deve comunque avere a catalogo tutta la gamma completa. I suoi prezzi sono più alti della media e l’acquirente, ormai, è abbastanza smaliziato (se non lo è lo diventa quando inizia a sentire cifre che superano i duemila euro per un telaio).
Allora, il marchio affermato ha diverse soluzioni: la più economica è fare un accordo commerciale con un produttore di tubi che realizza tubazioni con forme specifiche ed uniche per quel marchio. Questo le fornisce alla ditta che provvede ad assemblarsi i suoi telai magari su misura. La stessa ditta si fa realizzare anche dei telai in monoscocca commissionando a sue spese gli stampi necessari. Queste operazioni possono avvenire direttamente in Oriente dove si può sfruttare il costo bassissimo della manodopera. La qualità può essere alta e chi ha un marchio da difendere effettua controlli e magari cerca brevetti da utilizzare in esclusiva almeno per i primi anni. Il prezzo, però, può essere elevato.
4. L’ARTIGIANO DEL CARBONIO. A furia di lavorare per terzi ha acquisito un’ottima conoscenza del carbonio e allora decide anche di lavorare con un marchio proprio. Essendoci minori passaggi di mano il prezzo ne risente positivamente per cui si possono trovare ottimi telai a prezzi interessanti.

Oltre a queste distinzioni è possibile trovare anche diverse sfumature tra le varie tipologie. Ma anche tanti specchietti per le allodole. Una tendenza che sta prendendo sempre più piede, ad esempio, è il tubo sella integrato nel telaio.
Si tratta del prolungamento del piantone fino alla sella. Il reggisella o non esiste (la forchetta viene bloccata direttamente sul piantone) oppure ne viene lasciato un moncherino che permette variazioni di pochi millimetri.
La soluzione tecnicamente è valida (tra l’altro, sposta o elimina l’innesto del reggisella dal punto più sollecitato), ma va fatta qualche considerazione.
Pedalando in diverse condizioni può essere utile avere la possibilità di piccole regolazioni della sella, a volte possono bastare degli scarpini con tacchette più alte per richiedere un ritocco dell’altezza di sella.
Il tubo, poi, viene tagliato su misura, dando al compratore il “plus” del telaio su misura per lui quando, effettivamente, la misura reale del telaio (altezza del telaio, lunghezza e angoli) rientra in una tabella standard magari con poche scelte. E un telaio di questo tipo non è facilmente vendibile poiché bisognerebbe trovare un acquirente della propria taglia o al massimo più piccolo.
L’ultima considerazione, in questo mare di carbonio, è il marchio Made in Italy. Non si tratta, come si lascia intendere, di sinonimo di prodotto interamente nato in Italia. La legge prevede che ci si possa fregiare di questo marchio purché siano realizzate in Italia le ultime fasi lavorazione del telaio (finiture finali, verniciatura…)

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13 Comments Aggiungi il tuo

  • 1. Claude  |  14 Agosto 2006 at 21:19

    Siccome ho a che fare professionalmente con questo campo, mi permetto di aggiungere qualche nota alle considerazioni di Guido.

    In Oriente vi sono ancora piccole fabbriche che lavorano con mezzi limitati, ma stanno velocemente scomparendo. I costruttori di telai sono partiti da Taiwan e hanno col passare del tempo acquisito conoscenze e tecnologia che nulla ma proprio nulla hanno a che invidiare alle ditte eurpoee. Mi riferisco sia ai processi produttivi che alla parte di ingegnerizzazione dei telai. Da molti anni famose marche europee e statunitensi acquistano i telai belli e pronti in alluminio fatti a Taiwan.
    Siccome questa nazione -mi permetto di considerarla tale alla faccia dell’arroganza di Pechino- e` diventata molto cara, questi produttori hanno spostato la loro produzione in altri luoghi, come la Cina. Se vi capitasse di visitare una fabbrica di telai moderna vi stupireste della tecnologia all’ultimo grido presente ad ogni stadio della produzione. Il fatto e` che per lavorare il carbonio ci vogliono pure molti passaggi che vanno per forza fatti a mano, e qui` il costo della manodopera conta moltissimo.

    Per motivi di lavoro non metto cifre, ma i telai che le grandi marche vendono a migliaia di euro da noi vengono pagati in Asia cifre che a confronto sono ridicole. Quello che forse non tutti sanno e` che vi e` un numero alquanto ristretto di queste fabbriche che producono i telai per molti clienti diversi. Quindi capita di trovare dei telai molto simili -qualche differenza cosmetica- con marche diverse e prezzi molto distanti uno dall’altro, ma che sono stati prodotti dalla stessa fabbrica.

    Come in altri campi, anche nelle biciclette c’e` chi continua a credere nella superiorita` della produzione “nostrana” che di autoctono ha oramai poco piu` che la sede del conto bancario.

    Per coloro che lavorano nel settore e` ovvio che una buona parte del prezzo pagato per una bici di un marchio “storico” non e` per nulla giustificato. Si paga la marca e basta. Stiamo parlando di un buon 30%, magari anche di piu`.
    Vi sono biciclette veramente fatte a regola d’arte che costano molto meno. Concordo con Guido sul fatto che e` difficile giudicare la qualita` un telaio in carbonio se non si` e` specialisti e se non si puo` vedere come e` stato fatto.
    Sul fatto che i grandi nomi non si possono permettersi passi falsi con prodotti non poi cosi` perfetti ho fondatissimi dubbi che non posso documentare in questa sede. I tonfi li hanno fatti in tanti, per loro fortuna i clienti non se ne sono accorti!

    Discorso a parte vale per gli artigiani che ancora producono in proprio, dove uno va a farsi prendere le misure e puo` addirittura veder nascere la propria bici. Purtroppo il discorso cade quando si va a finire nel carbonio, poiche` la produzione di telai con questo materiale se si vuole raggiungere il top della qualita` necessita di macchinari e tecnologie complessi e costosi che mal si sposano con il lavoro artigianale.

    Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Come per qualsiasi altro prodotto sulla bilancia troviamo su di un piatto la perdita di posti di lavoro e sull’altro la possibilita` di acquistare i prodotti tali e quali -o migliori- di quelli prodotti da noi a prezzi nettamente inferiori.

    Qui` si arriva al discorso mondializzazione che esula dall’argomento presentatoci dal buon Guido.

    Saluti a tutti

  • 2. Pedalino  |  16 Agosto 2006 at 08:36

    Questa analisi conferma i miei personali “dubbi”. In pratica le componenti che incidono di piu’ sono quelle del gruppo meccanico (cambio, comandi, guartitura, etc.).

    Claude, secondo te e’ possibile comprare direttamente dal fabbricante asiatico?

  • 3. Guido Rubino  |  16 Agosto 2006 at 10:05

    Ringrazio Claude per il prezioso intervento.
    Poi rispondo anche a “Pedalino”.
    Negli ultimi anni la levata di scudi che c’è stata da parte dei “nostri” è stata causata proprio dal fatto che molti produttori asiatici si sono presentati, senza intermediari, direttamente sul nostro mercato. I prezzi sono stati subito molto concorrenziali da dare una bella scossa al mercato. Tanto che la battaglia è diventata aspra e senza esclusione di colpi: c’è stato anche chi parlava male di quelli che fino a ieri erano i propri stessi fornitori e, di fatto, avevano prodotti praticamente identici.
    I marchi nostrani hanno difeso la loro professionalità in vari modi. Chi si è trovato con le carte in regola e con prodotti di qualità ha ammesso la produzione orientale mostrando, al contempo, come fosse comunque frutto di un progetto proprio. Altri si sono limitati a parlare male in maniera non troppo ragionevole e facendo passare l’assunto secondo cui a prezzo basso corrisponda qualità bassa.

    Generalizzare, a questo punto, non è bene, però è un dato di fatto che tante differenze tra prodotti asiatici e “Made in Italy” (il virgolettato è d’obbligo) non ci siano. Si arriva quasi al grottesco quando si riconoscono perfettamente gli stessi stampi sugli accessori e tanti discorsi si perdono dietro al riconoscimento che, in fondo, quel prodotto è stato preso “as is”, così com’è. Al massimo una personalizzazione grafica.

    Tornando alle bici, tante volte, comprare una media/bassa gamma anche di un nome famoso rischia di essere un cattivo affare rispetto ad un modello anche semi sconosciuto. Qualitativamente il risultato potrebbe essere identico.
    A rilanciare potrebbe esserci il servizio post vendita che dovrebbe contribuire alla qualità del marchio famoso, ma a sentire alcune esperienze che mi sono state riportate anche dai lettori del sito il dubbio, anziché scendere, è aumentato.

  • 4. Claude  |  19 Agosto 2006 at 21:53

    Pedalino, non e` possibile acquistare telai o altri componenti direttamente dai produttori. Questo per diversi motivi:

    - loro normalmente producono per clienti che hanno le loro marche e quindi il produttore non puo` vendere prodotti del cliente a terzi.

    - i produttori vendono solamente grosse quantita` e non potrebbero gestire una vendita al dettaglio

    Sono pienamente daccordo con Guido.

    da molti anni mi occupo di scambi commerciali fra varie parti del mondo e in particolar modo l’Asia, non solo di biciclette.

    I produttori Europei da un lato cercano di assicurarsi tutti i vantaggi di una produzione meno cara e dall’altro quando si trovano a corto di argomenti criticano i produttori asiatici e una presunta cattiva qualita`.

    Le opinioni sono tante e la mia non deve per forza essere migliore delle altre. L’esperienza mi dice pero` che la chiave per rimanere a galla per i nostri produttori e commercianti e l’onesta`, sia dichiarando la provenienza dei prodotti e semilavorati che con una corretta politica dei prezzi.
    A me va anche bene di comperare una bici di marca nostrana con telaio fatto in Asia; pero` non mi va di passare per fesso e pagare una marea di soldi in piu` solo perche` chi me la vende e` un nome “storico”.

    Quanto al servizio dopo vendita si sentono delle belle storie ma pure delle cose che fanno accapponare la pelle. Certi produttori pensavano -chissa` poi perche` - di poter trattare i propri clienti per i fondelli, mentre importatori di marche asiatiche forniscono un servizio dopo vendita e di garanzia senza storie.

    Io credo pur sempre che un produttore e riventditore locale puo` e deve essere in grado di fornire un servizio migliore alla gente che gli vive attorno. Pero` questo presuppone onesta`, voglia di lavorare e certamente passione per il proprio lavoro.

    Quelli che hanno fatto fortuna quando non c’era concorrenza e che si danno arie da imprenditori senza esserlo sono destinati a sparire, e per noi consumatori di certo non sara` un male.

    Invece vi sono artigiani di casa nostra che da molto tempo producono telai su misura e di altissima qualita` ed a prezzi veramente onesti. Bisognerebbe premiarli di piu` e rivolgersi maggiormente verso di loro.

    Di sicuro adesso e` possibile acquistare una specialissima di ottima qualita` ad un prezzo che fino a pochi anni fa era impensabile. Bisogna sia avere il tempo di cercare il prodotto giusto che una certa esperienza per poter valutare la miriade di offerte. Puntare alle marche piu` famose da` la certezza di spendere molti piu` soldi -fra l’altro per partecipare al finanziamento di squadre professionistiche che dai produttori ricevono milioni di euro- mentre non e` detto che si riceva la medesima qualita` di un prodotto dal nome meno altisonante e meno caro.

    Il discorso vale per le bici come per un sacco di altre cose. C’e` chi si ostina a vestirsi di marca, quando i medesimi vesiti, prodotti dalle medesime fabbriche vengono venduti a prezzi decisamente piu` abbordabili senza il fatidico coccodrillo…..

    L’importante e` che il cosumatore sia informato, poi ognuno ha il diritto di fare come meglio crede.

    Continua a farti le belle salite! Anch’io ultimamente me ne sono sparate tutta una serie fra luinese, comasco e canton Ticino. Domani sara` la volta del San Michele.

  • 5. Novità tecniche nel cicl&hellip  |  3 Ottobre 2006 at 15:26

    […] Carbonio, carbonio, carbonio. C’è poco da illudersi: anche stavolta è il composito a segnare la produzione dei telai. Al carbonio vengono assegnate qualità quasi miracolose (è vero che si può far tutto col carbonio, no?) e i telaisti non si fanno sfuggire l’occasione, d’altra parte è questo che chiede il mercato. Ma non mi dilungo sul carbonio, se n’è già parlato qualche tempo fa e, anzi, ringrazio Claude che ha contribuito con interventi preziosi. […]

  • 6. carlo  |  22 Novembre 2006 at 09:41

    Ciao Guido. Mi riallaccio a questa passata discussione, in seguito ad una “pruderia” che attualmente mi pervade, leggendo forum etc. e cioe´: il prezzo dei telai in carbonio: ma e´ possibile far pagare un telaio 2.500/3.000 euro (tu mi dirai: sì, se c´è qualcuno che glieli dà..)? Ma e´ possibile che case in via di blasonature + o - definitive… debbano i loro prodotti a catene di produzione nelle quali si producono, sullo stesso nastro, telai di “concorrenti”? insomma, per dirla, c´e´ una grossa casa che produce telai + o - per quasi tutti… la casa madre appiccica le etichette. Ma neanche e´ tanto sicuro. Da quanto ho letto in giro la “tecnologia” del carbo per telai da bici, e´, nel campo delle tecn. applicabili con questo materiale, quanto di più banale possa esserci. Le applicazioni “serie” riguarderebbero aeronautica, F1, difesa, etc. non e´ per questo che girano telai molto simili tra loro? e con notevoli diff. di prezzo? La matrice e´ una, poi si varia in dettagli..solo per caratterizzare minimamente il prodotto… e tutti giu´ a pagare. Credendo che la delocalizzazione riguardi solo scarpe da tennis.
    Ciao. Ed auguri di pronta guarigione!

  • 7. Guido Rubino  |  23 Novembre 2006 at 22:13

    Be’ sai, la lavorazione del carbonio è costosa. Chi mette su una linea produttiva di quel tipo è anche in grado di differenziarla a seconda dei diversi progetti. Per cui può risultare vantaggioso comunque… confidando nella discrezione della fabbrica.
    È pure vero che chi ha qualcosa di davvero innovativo non si fa molto un favore a “mandarlo in giro” così. Gli Orientali sanno copiare bene e anche migliorare e aggirare i brevetti… non è facile ma ci si può riuscire.
    Le differenze di prezzo dipendono anche dal tipo di produzione. Chi vuole qualcosa di personalizzato in base ad una specifica richiesta ovviamente paga di più. Chi si accontenta di quello che offrono “as is” può risparmiare un bel po’ (anche se poi va in giro a dire che si tratta comunque di una lavorazione speciale solo per lui e bla bla bla).
    Infine le differenze di prezzo sono legate anche al tipo di carbonio. Negli anni ci saranno ulteriori evoluzioni. Tecnologie che esistono già, ma ora sono inapplicabili al ciclismo perché verrebbero a costare troppo da rendere irrealizzabile un progetto (per quanto buono possa essere).

  • 8. carlo  |  12 Dicembre 2006 at 08:03

    ciao carlo…sempre io..che dici, sto blog lo intitoliamo anche “bollettino carbonio”? :)..
    no.. e´ che leggendo qua´ e la´ sul web, se ne sentono e xche´ no, apprendono varie. ho letto che pochi gg fa c´e´ stato un colnago day (tn). certo, da premettere che il tipo NON abbia tirato acqua al suo mulino:)
    durante questo incontro “colnaghiano” l´ addetto preposto ha detto una cosa secondo me esplicativa, riguardo le differenze di prezzo di cui sopra: in realta´ solo il 10% dei telai in carbo che sono in circolazione sono al 100% carbo. le fascie medio-basse di prezzo, utilizzano, invero, matrici in vetro; sulle quali a loro volta vengono avvolti e modellati i tubi. questo ,se da un lato contiene i costi, dall´ altro riesce ad offrire anche un contenimento dei pesi. ma riesce a mantenere anche una certa fragilita´. cosa a cui i tubi “full” non non sono poi cosi soggetti (vedi canne da pesca). allora sarebbero spiegati (in parte emh..) costi cosi esorbitanti x telai in carbo. altra cosa: i telai di media-bassa gamma di solito, nelle zone di congiunzione, hanno delle nere opacita´. questo sarebbe x mascherare, in genere lavori non proprio eseguiti, almeno esteticamente..,a regola. cmq, il tutto si maschera con l´ ultimo strato, detto anche “cosmetico”. ma proprio da qui si deve andare “a fiducia”, in quanto, a meno di segare i tubi, non si potra´ mai sapere cosa c´e´ sotto. un po´ come dire :+ paghi, - sorprese avrai..
    altra cosa affermata: il peso, rimanendo entro termini di acettabilita´, non e´ poi cosi incidente sulla resa di una bici. insomma, non e´ il kilo che fa la differenza. pensare che oggi se si dice di avere un telaio da 1300 gr. e oltre, ci si scandalizza..
    saluti

  • 9. gerry  |  30 Dicembre 2006 at 00:19

    Ciao a tutti. Ho letto anche io qualcosa e più, riguardo al carbonio. E’ senz’ altro un materiale particolare e col quale si possono costruire belle cose. Ditemi quel che volete, ma io sono per la sicurezza e sapere di cavalcare una bici avendo costantemente la sensazione di pedalare sulle uova, proprio non mi va giù! Le nostre strade, per quanto possano essere manutenute (lì dove c’è manutenzione), comunque presentano fossi, irregolarità e altro, per cui di urti e vibrazioni il telaio se ne becca a tonnellate! I microtraumi che ne possono derivare, quindi, sono SEMPRE in agguato…lo sbaglio comune è quello di pensare soltanto alle pelli che costituiscono l’ oggetto in fibra. In realtà, queste sono indurite in camera iperbarica con materiale colloso epossidico, il quale costituisce una sorta di “scheletro” che dà rigidità alle pelli, altrimenti, queste, rimarrebbero flosce! A subire i traumi e i microtraumi, quindi, in realtà è la colla epossidica e non la fibra vera e propria, a meno che non la si sottoponga a forze aventi direzione contraria a quelle di resistenza. Normalmente è un tipo di colla di origine resinosa, molto resistente, ma anche molto lesionabile, così come ho visto in un esperimento…personalmente, ma posso anche essere opinato, non mi fido assolutamente della fibra di carbonio e soprattutto della colla, che la si utilizzi o meno anche in aereonautica o in F1 (infatti, in F1, non si pensa tanto alla longevità delle macchine, quanto alle prestazioni gara per gara, mettendo in preventivo che i pezzi si sostituiranno molto spesso, proprio perchè sottoposti a fortissime sollecitazioni…), soprattutto perchè le lesioni o i microtraumi non si vedono affatto! Nella malaugurata ipotesi, poi, che ci sia una crepa o più di una, di certo non la si può riparare da soli, ma bisogna sottoporsi al fastidio di mandarla da un esperto o in azienda madre…io la metto così: le bici in fibra sono per chi fa le gare professionistiche, perchè lì, se se ne si rompe una, cosa facile che succeda, ce n’ è subito pronta un’ altra, mentre per un ciclista come me, macinatore di circa 800-900 Km al mese, se si rompesse una bici in fibra di quel costo, sarebbero anche dolori di portafoglio, visto che non ho nessuno sponsor che me ne dia altre! In ultimo, e chiudo, credo che anche 4 o 5 Kg in più di un telaio non in fibra non siano proprio nulla se spinti da due poderose ed allenatissime gambe. Sulla mia nuova atala 200, di fascia bassa come prezzo (549 euro), vi assicuro che mi sento comodo, sono scattante e la guida mi risulta veramente agevole e veloce. Ma, cosa più imortante, la sento stabile e rigida al punto giusto, per cui ne avverto la sicurezza. Grazie e ciao a tutti.

  • 10. Guido Rubino  |  30 Dicembre 2006 at 01:32

    Be’, caro Gerry, anche il cemento armato è un composito e non è che non ci fidiamo a farci le case. Più nello specifico, con la fibra di carbonio si fanno parti di aerei destinate a durare un bel po’….
    Che poi li carbonio sia un po’ troppo osannato è un altro discorso e sono pure d’accordo con te.
    Ad ogni modo ti devo contraddire su quanto dici circa la matrice epossidica e la fibra: se così fosse basterebbe fare i telai in colla epossidica e senza fibra!
    Il carbonio è un materiale diverso. Non è un metallo e si sbaglia grandemente a volerlo trattare come tale (può essere anche pericoloso in certi casi). Però ha caratteristiche meccaniche (e di durata nel tempo) tutt’altro che scarse.
    Ormai è più che dimostrato che possa competere sotto questo aspetto con i metalli. Spesso ne esce vincente anzi. Poi torniamo al discorso che non c’è solo il carbonio: vero. E che non tutto il carbonio vale lo stesso: vero più che mai!
    Deve aumentare la cultura. Questo sì. E il carbonio che ha subito un urto può essere anche controllato a fondo.
    Sui traumi del normale utilizzo nessuna paura: il carbonio, anche quello di minor qualità, è progettato per sopportarli senza problemi. Non peggio di altri materiali comunque.

  • 11. gerry  |  31 Dicembre 2006 at 15:17

    Ciao Guido. Bè, devo ammettere che trovo molto sensato quello che hai scritto e mi fa riflettere, anche perchè io sono da anni soltanto un assiduo ciclista, ma in quanto a tecnicismi veri e propri sui materiali o sulle meccaniche, non ne so più di tanto, escluso alcune cose lette qua e là…su una cosa, però, mi pongo delle domande. Porto proprio l’ esempio della mia Atala 200 acquistata da poco. Avevo quasi intenzione di comprare la 300 che differisce si per il fatto che ha alcune parti Campagnolo (mentre la 200 le ha Shimano) ma soprattutto per il fatto che monta la forcella in alluminio/carbonio, cioè mista. Proprio il fatto che è mista, non mi ha ispirato per nulla fiducia (è solo una “sensazione”); allo stato attuale delle tecnologie, mi chiedo, ci sono ancora i problemi di migrazioni di cariche elettriche dovute all’ unione di due materiali diversi? In sintesi, quanto potrebbe essere sicura una forcella così? Inoltre, a cosa serve fare soltanto una forcella in carbonio, pur se misto, mentre il resto è comunque di metallo? Quei pochi grammi di peso risparmiati, giustificano il fatto che costa ben 280 euro in più della 200, tenendo conto che, fondamentalmente, è comunque “identica”? Sicuramente, le mie, sono domande da tecnico profano e ignorante in materia e, probabilmente, hai ragione quando dici che deve cambiare la cultura in proposito. Proprio per cercare di allargare le mie vedute, ti chiedo un parere sulle mie domande appena esposte. Grazie mille, buon lavoro e buon anno!

  • 12. Guido Rubino  |  31 Dicembre 2006 at 17:12

    Per quanto riguarda le correnti galvaniche puoi stare tranquillo. Già da diverso tempo, ormai, si usano isolanti tra i due materiali per cui questo rischio è scongiurato.
    Il senso del carbonio, poi, non è tanto sul peso, quando sostituito all’alluminio, quanto sulla convenienza in comodità. Una forcella con steli in carbonio dovrebbe risultare un po’ più comoda rispetto ad una in alluminio.
    Poi è vero pure che l’equazione carbonio=comodità e alluminio=scomodità è troppo generalista (si veda l’articolo sull’alluminio in proposito).
    Buon anno a tutti!

  • 13. stefano  |  14 Giugno 2007 at 16:45

    ciao,
    sono da tempo appassionato di fibra di carbonio in genere.Fino ad ora ho costrito solo parti estetiche per motociclette, carene accessori vari ecc…
    Sarei interessato a costruire un telaio in fibra di carbonio, ma purtroppo non riesco a trovare nulla che mi spieghi come costruire uno stampo, in che materiale viene realizzato e soprattutto come mettere in pressione le pelli all’interno dello stampo chiuso.
    Potresti indicarmi qualche sito o libro che spieghi nel dettaglio come costruire un telaio in fibra di carbonio? magari delle illustrazioni fotografiche?
    grazie
    saluti stefano

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