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Fiere in arrivo, il punto sui telai

24 Agosto 2006

Carbonio, carbonio, carbonio. C’è poco da illudersi: anche stavolta è il composito a segnare la produzione dei telai. Al carbonio vengono assegnate qualità quasi miracolose (è vero che si può far tutto col carbonio, no?) e i telaisti non si fanno sfuggire l’occasione, d’altra parte è questo che chiede il mercato. Ma non mi dilungo sul carbonio, se n’è già parlato qualche tempo fa e, anzi, ringrazio Claude che ha contribuito con interventi preziosi.

Ma i telai, per fortuna a questo punto, non sono solo in carbonio. Passato l’entusiasmo dei primi giorni d’amore ora il mercato si sta guardando intorno accorgendosi che, in effetti, non esiste solo il carbonio per fare le biciclette.
Il problema, in questo caso, è che la ricerca sui materiali non ha portato più a soluzioni nuove e “miracolose” come avveniva fino a qualche anno fa. È vero che ci si è concentrati molto sul composito, ma, anche ai tempi dell’alluminio sulla cresta dell’onda, l’acciaio non stava fermo a guardare.
Evidentemente si è arrivati un po’ ai limiti stessi dei materiali. D’altra parte, quando un telaio top di gamma viene consigliato per ciclisti di 70-75 chili al massimo e comunque inizia a presentare dei problemi di rigidità è segno evidente che il limite è stato raggiunto. Sia chiaro, non si tratta di un limite di sicurezza perché le biciclette devono sottostare a normative severe, ma solo di funzionalità: se uno di 100 chili sale su una bici superleggera ne imporrà delle flessioni che faranno disperdere molte energie, oltre che renderla meno stabile. Meglio, allora, un chilo in più sul telaio.
Facciamo un esperimento, dimentichiamoci, per un po’, del carbonio. Alluminio, acciaio, e titanio sono i materiali per fare biciclette che restano e che possono dare sfogo all’inventiva degli artigiani.
Il territorio di sfida è sempre quello di leggerezza e rigidità ma senza dimenticare il comfort. In questo momento di occasioni ce ne sono davvero tante e anche di buone idee. Da una parte ci sono tantissimi telai, soprattutto in alluminio, che provengono dall’Asia e a prezzi concorrenziali da permettere di realizzare ottime biciclette senza spendere un occhio. Dall’altra c’è la costruzione su misura di tanti bravi artigiani che permette di ottenere i risultati voluti senza doversi per forza piegare a costosissimi telai in composito ma con misure pre impostate. L’acciaio segue una via curiosa: viene esposto in Europa e guardato con sufficienza dagli europei, in compenso vende tantissimo Oltreoceano. Qui, dopo l’ubriacatura di alluminio ed essere stati affascinati dal composito, si sta affermando il culto della bici artigianale, magari con qualche grammo in più, ma perfettamente funzionale alle proprie esigenze. D’altra parte la necessità di limare fino all’ultimo grammo possibile è una cosa molto europea, italiana in particolare.
Il titanio continua a vivere nel suo limbo dorato. Il prezzo è quello che è e non può scendere più di tanto. Certe lavorazioni costano, c’è poco da fare, e per scendere di prezzo l’unica è scegliere leghe di titanio di minor qualità. C’è anche chi segue questa strada, ma a quel punto può essere più conveniente scegliere un buon telaio in acciaio. Si sta affermando invece, e sempre di più, la lega 6-4, quella più dura da lavorare ma anche quella che dà maggiori soddisfazioni una volta in sella. Gli artigiani italiani, va detto, sono davvero bravi e i risultati danno loro ragione. Anche gli Americani non se la cavano male e tirano fuori autentici gioielli.
Nella conta dei materiali “metallici” è rimasto fuori solo il magnesio. Dopo un avvio lento sembrava stesse prendendo piede (iniziava anche ad arrivare qualcosa dall’Asia), ma ora sembra essere di nuovo al palo. Il magnesio è difficile da domare e non garantisce prestazioni durature nel tempo per cui chi non è sicuro del risultato ha preferito scegliere altre strade. È un dato di fatto che l’unico costruttore che, a oggi, offre il magnesio, sia Pinarello con il suo (ottimo) telaio top di gamma.
In questo panorama di materiali ci sono anche le soluzioni miste. Nati per alleggerire dalla vibrazioni i telai in alluminio, si sono rivelate una via di sfogo per la creatività e la necessità di presentare sul mercato continue novità. In effetti non ha molto senso pensare ad un telaio in materiale che sa già assorbire le vibrazioni un innesto di carbonio sui posteriori con lo stesso scopo. In qualche caso vale il risparmio di peso ma le differenze spesso sono davvero minime.
Cosa troveremo allora nei padiglioni che stanno per aprire? Tanti colori nuovi, su questi non c’è dubbio, poi anche tante forme diverse nelle tubazioni. L’hydroforming permette tante soluzioni ma vi si ricorre con moderazione poiché si rischia di salire con i pesi. A sentire i telaisti, poi, la soluzione migliore sembra essere sempre il tubo tondo. Si lavora anche su questo comunque. Colnago ha in serbo qualcosa di interessante. Vedremo anche gli altri che cosa proporranno.

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