Evoluzione bici, cosa ci aspettiamo?
28 Agosto 2006
Resterà sempre così la bicicletta? La domanda viene periodicamente ripetuta sulle pagine di questo sito. Solitamente sono studenti di ingegneria a farla più o meno ingenuamente. Loro sono alla ricerca di un argomento per una tesina. La bici, in fondo, è un mezzo meccanico abbastanza semplice e lavorarci su implica meno problemi di altri settori. E allora perché non provare ad inventare qualcosa di nuovo?
Detta così può apparire banale, però l’idea è sempre buona. In fondo, se ci voltiamo indietro, scopriamo che la bicicletta è dai tempi di Coppi che funziona sostanzialmente così: due ruote, un telaio che preveda un sistema di sterzo a forcella libera, una trasmissione a catena ed un sistema di cambio di velocità che si basa sul far deragliare la catena su ingranaggi di diverse dimensioni.
Concettualmente non è cambiato nulla, anche se evoluzioni importanti ce ne sono state dal punto di vista dei materiali ma anche delle migliorie tecnologiche: dalle tecniche di saldatura all’indicizzazione del cambio allo spostamento dei comandi sul manubrio, all’aumento dei rapporti a disposizione, passando pure per modifiche geometriche che hanno rivisto di parecchio la posizione in sella.
E poi?
Ci si sta lavorando. Il “limite” della bicicletta è la necessità di leggerezza e di semplicità nel funzionamento. Caratteristiche che ne permettono l’efficacia ma anche la praticità d’uso (se si rompe il filo del cambio, basta un cacciavite per regolare il rapporto e proseguire, con quello, fino a casa – tanto per fare un esempio).
Entro questi limiti c’è ancora spazio per muoversi. Ne sono convinti un po’ tutti a cominciare dagli operatori del settore. Si lavora su diversi settori.
Elettronica
È sicuramente il più concreto allo stato attuale di cose. Campagnolo e Shimano hanno cominciato (anche se in tempi diversi) a lavorare su un sistema di cambiata elettronica. Vanno con i piedi di piombo però, dopo che un grande marchio come Mavic si è già, e per due volte, scottato con una soluzione che non ha retto il mercato. Entrambe le case sanno di non poter sbagliare e la data di uscita del loro sistema continua a slittare. Per ora pare essersi stabilita sul 2008 e questa data pare credibile. Il sistema elettronico prevede la sostituzione dei comandi meccanici per variare il rapporto con un meccanismo azionato elettricamente. La precisione sarà assoluta, la rapidità dovrebbe migliorare e il peso non ne risentirà. Ma serve il cambio elettronico? Se usate già un gruppo top di gamma il dubbio è legittimo, ma chi sta testando i nuovi sistemi giura che saranno davvero rivoluzionari. Poi dovranno comunque confrontarsi sul mercato. Non credo che si potrà chiedere di spendere ancora di più per una bici top di gamma di quanto non si spenda oggi. A meno che non si decida di vendere molte meno bici top di gamma. Ma a quel punto non parleremo più di mercato ma di “nicchia”.
Trasmissione
E se si abbandonasse completamente la trasmissione a catena? In fondo, anche col sistema elettronico si ritorna sempre a far scorrere una catena su più ingranaggi metallici, con attriti e pesi del caso.
Le soluzioni potrebbero essere quelle adottate già nelle motociclette: sistemi a cinghia o ad albero. Esperimenti di questo tipo sulle bici ce ne sono stati, più che altro riservati a concept bike che non sono sfociate sul mercato. E comunque si trattava di modelli pensati non per uso agonistico e quindi non troppo attenti al peso totale. Spazio di lavoro, però, ce n’è. Magari inventando una sorta di variatore regolabile per il rapporto in modo da eliminare i complessi meccanismi dei cambi integrati nel mozzo (che già esistono, ma pesano troppo e sembrano impossibili da semplificare).
Poi c’è l’aumento dei rapporti. I dieci dietro dovrebbero bastare, ma in fondo, pensavamo lo stesso quando si era a nove. La mountain bike si è fermata lì infatti (almeno per ora, ma non ci sono segnali diversi nell’aria), ma sulla strada qualche esperimento da 11 rapporti già c’è stato con il sistema Linder di cui vedete a questa pagina. Serviranno davvero tanti rapporti dietro? Io qualche dubbio ce l’ho. Abbiamo dimenticato già da parecchio l’esigenza di avere più pacchi pignoni, salvo casi eccezionali, ma non andiamo a scalare vette alpine tutti i giorni…

11 velocità?
Telai
Ho già parlato del limite dei materiali, non si scappa, e pure geometricamente bisogna adeguarsi alle normative dell’Unione Ciclistica Internazionale che riconducono la bicicletta alla forma sostanziale che conosciamo (compresa la struttura a tubi). Esperimenti diversi erano stati fatti negli anni 80’ e 90’ prima dell’intervento (sostanzialmente giusto) dell’Uci. Gli spazi di lavoro, quindi, sono davvero pochi.
Accessori
Una volta c’era una sola sella su cui trovarsi bene, oggi ce ne sono diverse. Buon segno: significa che le selle si adattano meglio. Ciononostante i modelli di selle sono sempre di più e diversi tra loro. Ognuno ha la sua preferita e tende a sperimentare poco. l’evoluzione, qui, sta portando a misure diverse anche dello stesso modello. Una volta appurato che buona parte della comodità dipende dalla distanza delle ossa ischiatiche perché non realizzare lo stesso modello di sella con larghezze differenti? E ancora: se rendessimo sostituibile la copertura della sella (imbottitura compresa) per poter dare un feeling diverso a seconda delle necessità? È la soluzione che ha appena introdotto Prologo. Vedremo se piace. Però c’è anche chi ha lavorato rendendo la sella non un componente statico ma mobile: che segue la pedalata. Ci ha provato Selle Italia e i risultati non sono male. Altre idee? Chissà.
Altro punto critico è il manubrio. La piccola rivoluzione qui ha portato alla definizione delle curve alari, le cosiddette “Wing”. Avere un appoggio ampio per le mani è un’ottima idea, personalmente non so se saprei tornare indietro e il merito, in questo caso, va alla capacità del carbonio di realizzare senza problemi forme non tubolari. Tanto che poi le si è imitate (anche bene) con l’alluminio. Invece non vedo grande futuro per i sistemi integrati che comprendono attacco e curva. Al di là dei costi, hanno il limite insormontabile di non poter variare l’inclinazione del manubrio a piacimento. Se osservate dieci biciclette di corridori professionisti vi accorgerete di come ognuno abbia una sua preferenza. Difficile cambiare.
Un discorso a parte vale per le ruote. Non sono la prima cosa cui si pensa riferendosi alla bicicletta, eppure hanno subito una evoluzione notevole. Forse più di tutti gli altri componenti della bici. E vale anche per le gomme sebbene esteticamente non si sia notato più di tanto. Resta l’incognita tubeless. Chi ci sta lavorando è sicuro sull’indispensabilità di questa soluzione in un futuro prossimo. Di fatto, per ora, non se ne sente tanto la mancanza. Ma si diceva lo stesso per i pedali a sgancio rapido al loro debutto, a dire il vero. E la piccola rivoluzione dei pedali è stata portata a termine da anni, ormai.
La bici è tutta qui. Le rivoluzioni i fanno un po’ per volta e accostare una bici attuale ad un modello di 30anni fa rende l’idea di quanta evoluzione ci sia stata. Per il futuro sono in tanti a lavorarci. Le idee nuove, in linea di principio, non si buttano mai via. Quante di queste avranno successo, però, sarà il mercato stesso a stabilirlo. L’attenzione dei giovani ingegneri è un fattore molto positivo. L’approccio verso le nuove idee ha bisogno di basi solide che vadano oltre gli esperimenti folcloristici con cui ancora c’è chi pensa di stupire il mondo.

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11 Comments Aggiungi il tuo
1. emanuela | 30 Agosto 2006 at 10:46
Ho letto qualcosa su un nuovo sistema di pedalata applicato ad una bici chiamata “luna lander”. avete qualche notizia in più?
grazie, ciao.
emanuela
2. Giggi | 31 Agosto 2006 at 15:52
Lo sviluppo è questo!
Il continuo ricercare miglioramenti sia funzionali che estetici.
Penso che siamo arrivati ad un punto tale che le migliorie tecniche e meccaniche siano ben poche da fare, vedi rapporti a 10, ma visto che ora entra in gioco il fattore estetico allora non me la sento di frenare le fantasie innovatrici delle case costruttrici.
Oltretutto ora non saranno più gli ingegneri a proporre innovazioni, ma bensì i commerciali, spero di sbagliarmi.
La bici ora si completa per farla diventare più bella e non più funzionale ormai si acquista secondo la moda e non secondo le esigenze.
Cmq viva lo sviluppo e speriamo bene.
Ciao a tutti e grazie Guido
3. Guido Rubino | 4 Settembre 2006 at 09:07
Emanuela:
Al di là del nome fantascientifico l’idea è tutta da vedere. Ho esperienza di diverse soluzioni che promettono (promettevano) una postura ideale ma poi sono tutte fallite più o meno fragorosamente anche a dispetto delle firme titolate che ne assicuravano il successo. Il problema della postura si presenta in caso di pedalate lunghe e queste soluzioni sono sempre molto poco efficaci dal punto di vista delle prestazioni atletiche (sì ok, il fisico è in posizione “ideale”, ma se è poco aerodinamico crolla tutto, per non parlare del peso) e applicate a bici da passeggio o comunque di poco conto (almeno per chi le compra) risultano con prezzi difficili da digerire, almeno nel nostro mercato. Però chissà, prima o poi qualche soluzione che faccia centro potrebbe venire fuori.
Giggi:
Lo sviluppo è questo!
Il continuo ricercare miglioramenti sia funzionali che estetici.
Penso che siamo arrivati ad un punto tale che le migliorie tecniche e meccaniche siano ben poche da fare, vedi rapporti a 10, ma visto che ora entra in gioco il fattore estetico allora non me la sento di frenare le fantasie innovatrici delle case costruttrici.
Oltretutto ora non saranno più gli ingegneri a proporre innovazioni, ma bensì i commerciali, spero di sbagliarmi.
La bici ora si completa per farla diventare più bella e non più funzionale ormai si acquista secondo la moda e non secondo le esigenze.
Cmq viva lo sviluppo e speriamo bene.
Ciao a tutti e grazie
4. Francesco | 4 Settembre 2006 at 23:48
al lupo al lupo credo sia uno storico “refrain”in questo settore.
..ma se poi o prima qualche soluzione fà “centro” come e da chi vi immaginate possa avvenire e venire?
e, sopprattutto a riguardo di “cosa”?
una buona domanda vale più della sua corrispettiva risposta tanto che (per conoscenza) da un pò si possono brevettare i problemi e non già le soluzioni.
(le titolate firme ne sono al corrente….!!!!!!!! e noi?).
si vorrebbe sapere,in pratica , cosa ci si aspetta dall’innovazione di così importante , sperando che questo sogno sia almeno confinato nelle leggi della termodinamica! (l’aerodinamica è materia assai più complessa….)
per quanto riguarda la “figlia” Luna Lander vi rimando al sito http://www.lunalander.eu attivo tra qualche settimana e alle varie publicazioni in atto , nonchè al contatto diretto(DY&VY - Osio Sotto - ITALY
Phone +39 035 4195181
info@dyvy.com) con chi può farvela assaggiare oltre che vedere.
-dal momento che”il semplice fatto di vedere è in realtà un’impresa carica di teoria , appartenere a mondi teorici e concettuali differenti comporta vedere cose diverse anche di fronte alla medesima situazione sperimentale”(Hanson)-.
Francesco Cozzo - r&d manager
5. Guido Rubino | 5 Settembre 2006 at 00:37
Caro Francesco, ti assicuro che nel ciclismo non sempre le buone soluzioni sono venute solo da firme titolate.
Il dubbio che mi viene dipende solo da argomenti “classici” utilizzati nel giudicare una bici e diversi tentativi di modificare la posizione in sella sono andati a vuoto nel passato. La bici non è fatta solo di peso e aerodinamica (che non è poi così complessa su due ruote), ma anche di guidablità e… abitudini radicate da parte di chi pedala già.
Però è vero pure che so davvero poco del progetto Luna Lander per cui mi scuso con “papà” Francesco per lo scetticismo che evidentemente è apparso un po’ presupponente.
A questo punto non resta che aspettare di vedere il sito in fieri. Sono convinto che un’idea buona… non possa che avere successo. In fondo il senso di questo spazio è anche promuovere la diffusione delle idee.
Quindi grazie di essere intervenuto.
6. masiello | 11 Novembre 2006 at 03:24
io una soluzione l’ho trovata,ho brevettato un cambio per bici veramente nuovo ,leggerissimo,alta velocità di cambiata,senza deragliatori nè ruote dentate multiple e senza tenditori di catena,è semplicissimo.E’ stao proposto sia a Shimano che a campagnolo ed altri costruttori.ma accetteranno di produrlo?Saluti.
7. masiello | 2 Dicembre 2006 at 19:30
ciao ho letto con molto ritardo la tua mail.quando ce lo pendiamo sto caffè?ciao
8. giulio | 2 Dicembre 2006 at 19:50
Guardate che la bicicletta si è notevolmente ed incredilmente evoluta negli ultimi anni con i modelli M5 fairing, Critical power, Cobrabikes, Baron, Optima Varna Diablo, Quest, Slyway, White Hawk.
Recentemente il limite del record dell’ora di “Superfast” Markham ha raggiunto gli 86 km orari
Io penso che forse la piu’ performante attualmente sia la Virtual Edge con aquale con 150 watts di potenza di puo’ viaggiare a 60 km orari. Voi che ne pensate?
9. Guido Rubino | 6 Dicembre 2006 at 22:21
Ciao Giulio, be’… non hai torto, ma quelle “non sono biciclette”. Non nel senso comune normalmente accettato (e stabilitò dall’Uci proprio per mantenere l’importanza del fattore umano).
È vero, la bicicletta da corsa normale non è il massimo in aerodinamica (con buona pace di Francesco e della sua misteriosa Luna Lander), ma rimane comunque la più versatile.
Se poi vogliamo dare libero sfogo alla fantasia si può partire anche dalla bici curiosa che ho messo in apertura e fotografata, pensate un po’, negli stabilimenti Specialized in California.
10. giulio | 8 Marzo 2007 at 22:50
Affermare che le reclinate carenate che tra l’altro competono sotto l’egida della federazione IHPVA, non sono biciclette perchè l’UCI non le accetta è un po’ pretestuoso.
Sarebbe come se la FIAT dicesse alla SKODA che i suoi prodotti non sono auto perchè il modello è differente dal suo.
I mezzi sia dell’UCI che della IHPVA sono entrambi azionati da pedali e forniti di ruote e questi sono secondo me gli elementi caratterizzanti e portanti della bicicletta.
11. GuidoRubino | 9 Marzo 2007 at 09:31
Nessuno nega, caro Giulio, la validità di questi mezzi. Anzi, tecnicamente parlando non c’è dubbio che siano migliori delle bici tradizionali. Non sapevo della buona maneggevolezza di cui ha, invece, testimoniato Giacomo nell’altro intervento (Notizie sulle Recumbent).
Ma è vero pure che restano in secondo piano rispetto al ciclismo “tradizionale”. Magari un giorno diventeranno pure disciplina olimpica. Per ora rimangono, comunque, un fenomeno di secondo piano.
Interessante da seguire, però!
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