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Alluminio e comodità, perché no?

4 Settembre 2006

Sembra assunto che alluminio sia sinonimo di rigidità e scomodità e carbonio di comfort e morbidezza. Dai discorsi che sento fare (e da qualche articolo letto) la tendenza a dare per certa questa affermazione è piuttosto diffusa. In qualche caso sarà pure vero, ma ci sono sempre più prove del contrario.

TelaioUna volta c’era l’acciaio e non si scappava. La bici da passeggio come quella del professionista erano d’acciaio, magari leghe diverse, ma sempre di acciaio si trattava. La differenza era anche nella geometria. I corridori volevano bici scattanti e i costruttori gli andavano (giustamente) appresso modficando angoli e misure. I telai diventavano sempre più in piedi.
Poi è arrivato l’alluminio. Le sue caratteristiche le conosciamo (oppure potete trovarle sul sito nella sezione “Materiali”). L’alluminio è leggero e rigido e non assorbe le vibrazioni. I telai fatti in alluminio hanno dovuto compensare la minore robustezza dell’acciaio aumentando le sezioni e il momento torcente: il risultato è stato subito esaltante, in bicicletta si scattava come una fucilata rispetto al vecchio acciaio. I telai in alluminio, ovviamente, hanno ricalcato le geometrie raggiunte con l’acciaio e ritenute più che valide.
Avevano fatto i conti senza l’oste.
Gli angoli già molto “in piedi” dei telai in acciaio hanno trasformato alcuni telai particolarmente “cattivi” dal punto di vista geometrico in vere e proprie macchine di tortura. Molti corridori lamentavano problemi di schiena e scomodità. Metteteci poi l’avvento delle ruote Shamal, ad altissimo profilo (in alluminio!) e simili e il quadro è completo.
Per fortuna, nel giro di breve tempo (più o meno) è arrivato in soccorso il carbonio. Realizzare in fibra i pendenti e poi tutto il carro posteriore delle biciclette permetteva di scaricare le vibrazioni che prima andavano dirette sulla schiena e sulle braccia del ciclista. Arrivavano anche le forcelle in fibra di carbonio.
La diffusione dei telai in alluminio e posteriori in composito è storia recente, almeno finché anche questi non sono stati messi da parte a favore del carbonio su tutto il telaio.
Ora si sta tornando ad una diffusione dei telai tutto alluminio. E la comodità?
Niente paura, non è stata perduta, è bastato intervenire sulle geometrie perché il telaio risultasse sufficientemente comodo, comunque meglio di qualche anno fa.
Una nota di merito va ad alcuni telai in alluminio che hanno saputo mantenere uno sviluppo geometrico indipendente dalle mode del momento. Cannondale, in questo senso, ha fatto scuola. La casa americana non ha mai avuto telai con posteriori in composito fino in tempi recenti e non ne ha mai fatto sentire la mancanza. Chi scrive ha avuto la fortuna di provare telai Cannondale sin dal vecchio Caad 3. Il disegno hourglass, a clessidra, progettato a Bedford ha fatto il resto, e niente mal di schiena. Tanto che quando sono uscite le prime Cannondale con fibra di carbonio il carro è rimasto inesorabilmente in alluminio: «Funziona benissimo così» assicuravano gli americani.

Ora, quindi, se non vi siete fatti sedurre dai gioielli in fibra di carbonio (ottime bici, sia chiaro, anche se andrebbero viste volta per volta) potrebbe essere il momento di acquistare l’alluminio con tutti i pro e i contro che si porta dietro. L’alluminio potenzialmente perde le caratteristiche meccaniche nel tempo. Ma in certi casi il decadimento è davvero minimo.

Una precisazione però va fatta.
Più volte la rigidità dell’alluminio viene confusa per migliore rendimento, mentre la comodità del carbonio è scambiata per poca rigidità. Si tratta di cose diverse in realtà. L’alluminio trasmette di più le vibrazioni è dà una sensazione di maggiore durezza, quindi rigidità. Il carbonio, più soft nel suo rendimento meccanico, assorbe le vibrazioni ma non disperde la forza del ciclista e non vale meno dell’alluminio a parità di rigidità.

Inserimenti archiviati come: Idee, Materiali

2 Comments Aggiungi il tuo

  • 1. stefano  |  13 Settembre 2006 at 01:02

    Ho sentito molte cose sui telai di biciclette (in particolare quelli in carbonio) e mi sono documentato ed interpellato tecnici e costruttori (sia quelli “veri” che non) arrivando alle seguenti considerazioni: il rendimento e le caratteristiche di un telaio (ed il ivello di soddisfazione dell’utilizzatore) dipendono e variano in maniera strabiliante a seconda de:

    - la qualità della materia prima (c’è carbonio e carbonio, e lo stesso vale per l’alluminio)

    - dal processo di lavorazione (se realizzato da esperti e se su misura –il che non significa solo per le dimensioni ma anche per la tipologia di guida e di muscolatura e caratterisctiche del ciclista– o in serie)

    - la geometria

    - la posizione “in sella”

    E’ facile dedurre che a secondo del mix di tali fattori possiamo trovarci bene con un telaio anche di basso livello qualitativo ma ottima geometria e posizionamento in sella, e male con uno di alto livello intrinseco ma con geometria sbagliata e senza un posizionamento in sella adeguato.

    In conclusione è vero che potrebbe essere meglio un telaio di alluminio (o altro materiale) di uno in carbonio se quest’ultimo non è realizzato in maniera da far rendere al massimo le caratteristiche del carbonio stesso (delle quali la leggerezza non è la principale!), se quello di alluminio è fatto a regola d’arte e con materiali di qualità.

  • 2. Mario Rubino  |  30 Ottobre 2006 at 22:18

    In riferimento alla comodità dei telai, più o meno rigidi, in base alla lega prescelta per la loro realizzazione, mi preme sottolineare che, a mio avviso, il rendimento dipende dalla geometria e dalla posizione che assume il ciclista.
    Bisogna non cadere nella trappola cinetica del tutto negativa!
    Infine, riguardo la rigidità, basterebbe montare una sella vecchio tipo (anni 1985) come la Sella Italia Turbo per non accorgersi più di cavalcare un telaio “rigido”.

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