Cosa resta dei Saloni
21 Settembre 2006
Se il Salone di Milano dello scorso anno (era la prima volta nella nuova Fiera) è stato al 100 per cento delle possibilità, quello di quest’anno non può che fermarsi un bel po’ sotto. Diciamo un 80 per cento, ad essere buoni. E non che siano mancate le novità teniche (vere) da ammirare.
Anzi, nell’aria c’è un discreto fermento nonostante l’invasione di molti prodotti fatti realizzare in Oriente.
I problemi del Salone sono prima di tutto di natura organizzativa. Al primo giorno di fiera c’erano parecchi stand ancora sporchi delle preparazioni del giorno prima e non c’era verso di trovare chi venisse con un’aspirapolvere a pulire. Poi tanti altri microproblemi trovati qua e là e piuttosto impietosi se paragonati ad altre fiere. Ormai all’Eurobike di Friedrichshafen vanno un po’ tutti e il paragone era continuamente nell’aria.
Dal punto di vista del pubblico il Salone diventa un vero è proprio salasso. Non ho verificato personalmente ma mi hanno riferite di prezzi assurdi dei parcheggi (sopra le tre ore si pagava più di 14 euro: più del biglietto di ingresso). I bar aperti erano pochissimi e con fila interminabile. Se c’era tantissima gente aprivano qualche cassa in più, se ce n’era meno ne lasciavano una sola: 20-30 minuti di fila c’erano da fare sempre anche se si voleva un caffé al volo. Spesso si rinunciava.
Tecnicamente parlando di novità ce ne sono state diverse. Alcune sono state già anticipate su questo sito e di altre ne leggerete. Il mio lavoro troverà sfogo nello Speciale Salone realizzato con diversi colleghi direttamente in Fiera (ebbene sì, ero uno di quelli nell’acquario di Bicisport). Speriamo di averlo fatto bene.
Era prevedibile: in questo Salone, più che mai, c’è stato il trionfo del carbonio, come l’anno scorso ma molto di più pure. Al composito hanno ceduto anche marchi storici dell’acciaio e anche del titanio. D’altra parte si capisce pure: se il mercato chiede questo come fare non soddisfarlo? I conti col portafoglio bisogna farli.
Parlando di biciclette si è notato un deciso incremento della media gamma in composito. Ormai le entry level da 1.000 euro o poco più sono tutte in carbonio. Anche l’alluminio, incredibile a dirsi fino a qualche anno fa, si sta trasformando in un materiale di nicchia.
Dove vanno i nostri telaisti? Qualcuno mi ha addirittura confessato di ammirare certe produzioni orientali “E quando li raggiungeremo mai livelli così noi?” si chiedevano neanche troppo di nascosto. Il problema è proprio qui. Certi grandi marchi hanno alle spalle grandi gruppi industriali e la ricerca che possono permettersi è superiore. Di fatto riescono a stare avanti agli altri e i nostri li contrastano con difficoltà. Ma non mollano per fortuna.
Curioso notare, invece, come i nostri veri artigiani stiano avendo sempre più successo all’estero più che da noi. Tommasini è un esempio su tutti, tanto che a Milano non aveva neppure lo stand (ma lo aveva, e ben fornito, a Friedrichshafen).

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5 Comments Aggiungi il tuo
1. Andrea | 21 Settembre 2006 at 08:40
Salve,
anch’io sono uno di quelli che è stato al salone di Milano (quest’anno per la prima volta), e sono uno di quei pazzi che la mattina si è voluto fare un apedalata attorno Milano, anche se mi sono divertito abbastanza.
Devo subito dire che sono rimasto un po’deluso dagli stand: molto chiasso ma poca informazione vera e propria. Pensate che in alcuni stand (fra cui quello faraonico della COLANGO) il SABATO erano ESAURITI i depliant ed i listini. Ma dico, cosa venite a fare ad un salone senza materiale!!!
Parlando con alcuni addetti, in particolare quelli molto disponibili della Pinarello, che in pratica non produce più telai in alluminio, ho avuto la conferma di quello che pensavo prima di arrivare al salone: il carbonio è più una moda che una necessità. Certo è molto utile per l’ammortizzazione, ma sono fermamente convinto (e anche i produttori mi danno ragione) che sia per peso, sia per caratteristiche, un buon telaio in alluminio (magari artigianale e su misura) è migliore di uno dei tanti prodotti in carbonio scadente che ci stanno invadendo.
Quindi, anche se con un po’ di fatica, il salone mi è servito a chiarirmi alcune idee.
Per quanto riguarda i parcheggi, il salasso c’è stato, ma non in misura così eclatante: io per 10 ore ho pagato 9,90 euro e nei parcheggi c’è chiaramente esposto il prezzo massimo giornaliero (per 24 ore) di 14,50 (non dico che sia poco, ma sicuramente meno dei 14 euro ogni tre ore).
2. Giggi | 21 Settembre 2006 at 16:44
Bene, come volevasi dimostrare la fiera è stata un semi bidone, a meno di qualche rara novità eclatante (SRAM) per il resto solo accorgimenti alla moda (CAMPAGNOLO se la poteva anche risparmiare di dividere il perno unico lanciato da Shimano per poi riattaccarlo).
Mi è capitato di fare la spola, e più di una volta, tra uno stand ed un altro per capire quale fossero le differenze di alcuni telai, risultato i colori.
Ho scoperto che un buon grafico fa la differenza.
Ciao Ragazzi amiamo il ciclismo per quello che è :
VITA………..
3. Guido Rubino | 21 Settembre 2006 at 17:08
Solo due precisazioni. Il perno Campagnolo non è poi così male e fatto in quel modo lì dei vantaggi ci sono… poi sarà pure vero che il fine ultimo era aggirare i brevetti in essere del perno passante così come lo conoscevamo fino ad ora… E comunque il primo perno passante vero è proprio lo ha fatto vedere Cannondale col suo System Integrated tutt’ora sul mercato (anzi recentemente ha reso lo standard “libero” in modo che i telaisti possano costruire bici adatte a quel tipo di sistema).
Che i buoni grafici facciano la differenza è vero… ma anche un buon marketing. Ma il pubblico si sta smaliziando e mi pare che i valori in campo siano destinati a cambiare.
4. Giggi | 2 Ottobre 2006 at 19:04
Scusa Guido per la gaff di chi ha inventato il perno passante, ma non sono così informato (farei meglio ad informarmi prima di parlare)
Cmq concordi con me che quello di campagnolo è una novità non tanto tale.
Spero che in futuro le case ci possano fornire qualche cosa veramente di strabiliante, chi sa vedremo il prossimo anno.
Ciao e Grazie dello spazio che ci dedichi
5. Guido Rubino | 4 Ottobre 2006 at 22:02
Be’, mica è una gaffe. In effetti non sono tanti a pensare al System Integrated e qui non si viene mica a dire verità assolute. Anche la mia idea di mettere gli articoli… commentabili è proprio per dare la possibilità a tutti di aggiungere precisazioni e informazioni.
Tornando a Campagnolo, da un punto di vista puramente funzionale, è vero, si tratta comunque di un sistema a cuscinetti esterni dalla scatola del movimento centrale come si è già visto da parte di altri marchi. La soluzione di spostare l’innesto all’interno piuttosto che nella parte esterna ha il vantaggio di poter ottimizzare un po’ le misure delle parti. Poi non è che siano differenze sostanziali rispetto ad altri sistemi a perno passante. Qualcuno dice che sia solo la soluzione per non dover pagare royalty a nessun altro. Diciamo che è un grande passo per Campagnolo poiché il perno quadro era davvero sorpassato ad alto livello.
Sullo strabiliante… la vedo male per ora. Le normative Uci pongono dei limiti netti anche alla creatività nelle bici per la competizione, però lo spazio d’azione c’è anche tra le bici non destinate alle gare e magari speriamo che qualche idea possa essere recepita anche nella corsa.
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