Bici pericolose nelle cadute dei pro’?
12 Aprile 2007
E’ da un po’ di tempo che si parla di biciclette pericolose e inguidabili. L’ultimo appunto è arrivato proprio ieri sul Corriere con un articolo che, a dire la verità, non rispecchia molto la presentazione del titolo “Bici inguidabili, il ciclismo è impazzito”. Si parla di cadute, ma anche di strade pericolose.
La colpa è delle bici assicura il titolo. Io dico di no, non del tutto almeno. Non dimentichiamo che sulle bici ci sono dei professionisti che sanno come disporre (o meno) del materiale che la squadra mette loro a disposizione.
Analizziamo le cadute di cui si parla nell’articolo che ho segnalato.
La caduta di Casper è impressionante, così come le cadute degli altri corridori al passaggio successivo giù dal Kemmel (l’unica asperità dell Gand, corsa altrimenti piatta e comunque riservata ai velocisti).
Nel particolare episodio si tratta di una strada dalla pendenza notevole, 22 per cento, con fondo in pavé molto mal messo. Si vedono vibrazioni evidenti sui manubri delle bici che scendono giù a tutta. Le borracce saltano (e non è colpa dei supporti in carbonio che, anzi, sono anche più elastici dei vecchi portaborraccia in alluminio. Le borracce saltavano pure prima comunque) e chi tocca i freni scivola sul basolato pieno di polvere che è viscido quasi come se piovesse. Se avesse piovuto si sarebbe data la colpa al tempo, oggi si dà la colpa alle bici. Ma vi assicuro che con una strada così stretta, dissestata e con quella pendenza è roba da equilibristi rimanere in piedi. Toccare i freni diventa caduta quasi certa. I corridori lo sapevano bene, ma in certe situazioni i freni bisogna toccarli comunque.
Poi aiuta solo pregare.
Altre cadute hanno diverse cause. Si parla dell’incidente di Moletta alla Sanremo. Il corridore della Gerolsteiner è finito dritto contro un palo (e meno male che c’era il palo, ha commentato qualcuno, altrimenti sarebbe andato di sotto sulle serre). La caduta è stata bruttissima, la telecamera dietro al gruppetto dei ciclisti ha inquadrato chiaramente Moletta perdere il controllo della bici e non riuscire più a chiudere la curva. Qui, l’impressione avuta, è che ci sia stata di mezzo una distrazione nell’affrontare la curva. Un attimo fatale in cui il corridore ha perso il controllo della situazione che non è riuscito più a recuperare. Dopo tanti chilometri (la Sanremo ne conta quasi 300) e tante fatica è anche umano che capiti qualcosa di questo tipo. Moletta è stato sfortunato nell’appuntamento in una curva decisamente brutta. Ma che gli altri hanno comunque fatto con bici e materiali di tutti i tipi.
Diciamo la verità: ora si dà la colpa alle ruote ad alto profilo in fibra di carbonio. Qualche anno fa era colpa delle prolunghe aerodinamiche e delle ruote con lame in carbonio…
Io dico che si tratta anche di saper scegliere i materiali e usarli correttamente. Colpa del carbonio? Manco per niente visto che le ruote ad alto profilo in fibra sono comunque sufficientemente elastiche da garantire la guidabilità della bici. Così come tutti gli altri componenti più o meno moderni e più o meno leggeri che sono disponibili sul mercato e in uso ai corridori professionisti.
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9 Comments Aggiungi il tuo
1. peruch egidio | 13 Aprile 2007 at 08:49
Pienamente convinto, che la causa di tutte queste cadute, sia dovuta alla troppa lunghezza di queste corse, alla troppa velocita’ media di tutte le gare, che portano il corridore alla completa confusione mentale,non riuscendo che minimamente a controllare il mezzo e la situazione di pericolo imminente. Poi che senso di piacere dà allo spettatore, veder transitare il plotone a 60KM orari, quando alla fine il vero spettacolo di tutta la corsa sta negli ultimi 04 kilometri? Bisogna ritornare al ciclismo dove le borracce erano piene di acqua minerale e l’atleta portava in saccoccia pane e mortadella. Ciao ragazzi. Egidio
2. Giggi | 13 Aprile 2007 at 14:28
Come al solito si maligna sulle spalle di questo splendido sport (Bisogna ritornare al ciclismo dove le borracce, erano piene di acqua minerale e l’atleta portava in saccoccia pane e mortadella).
Il mondo progredisce ed è giustissimo che i corridori facciano uso di integratori o materiali futuristici.
Se la corsa non fosse di 300 Km nei quattro chilometri finali non avremmo visto lo spettacolo richiesto.
Non so voi, ma a me non serve vedere il gruppo sfrecciare o andar piano, ma mi basta sentire il rumore dell’elicottero che mi annuncia l’arrivo dei ciclisti che già sono felice, la corsa va seguita dal primo all’ultimo Km.
Per quanto riguarda le cadute alla San Remo o alla Gand direi che quelle strade vengono fatte da anni e se in una curva si tira dritto o su una discesa si scivola penso che possa anche essere, non per la morfologia della strada ma per tanti fattori (condizioni del tappeto, meteo, anche una pianta che porge puo’ creare distrazioni) pertanto direi che i giornalisti farebbero bene a commentare le gesta atletiche e non le sventure di questo sport.
Buona Serata a tutti
3. GuidoRubino | 13 Aprile 2007 at 14:36
…credo fosse Ormezzano che una volta descrisse una caduta di gruppo perché c’era una ragazza affacciata ad un balcone che distrasse i corridori…
I giornalisti sono sempre più a caccia del titolo a effetto che non della notizia vera e propria.
4. EGIDIO PERUCH | 13 Aprile 2007 at 23:11
Gentilissimo Signor Giggi,forse ingenuamente lei ha frainteso il succo del mio commento.Se non volessi bene a questo sport,lo avrei abbandonato ancora quarant’anni fa.Dico e lo ribadisco a gran voce che la farmacia, va lasciata aperta ai medici degli ospedali perche’ la macchina uomo non funziona a benzina ma ad acqua di fonte, che, dalle nostre parti, certo non manca sulle strade che percorriamo ogni fine settimana:Salute a tutti.Egidio
5. carlo rossi | 14 Aprile 2007 at 21:24
e invece, secondo me, c’entrano i mezzi..come c éntrano i corridori..
venire giu’a 60 km/h su 6,8 kg di carbonio..non e’il massimo in termini di stabilita-guidabilita’..specie su sampietrini polverosi..
ma avete visto come le bici rimbalzavano? e poi usare il profilo alto sulle ruote..con i raggi a fettuccina tensionati su una scala di quintali.. il carbonio potra’anche assorbire, ma mai come un cerchio in alluminio a profilo basso a 32 raggi..
altro discorso i corridori:oggi sono tutti preparati , tirati al 130 %..tutti vogliono stare davanti e tutti prendono rischi. ma lo stare davanti esige una ottima dose di lucidita’. cosa ,questa, che, come visto, manca..in salita’si puo’anche andare a 40 km/h..ma se poi manca il manico..
6. Domenico | 21 Aprile 2007 at 20:28
Nelle gare ci può stare l’incidente, però se, ad esempio, Milano - Sanremo avessero messo delle balle di fieno nelle curve a rischio qualcuno non si sarebbe fatto male in modo così grave..Inoltre, mi preoccuperei più delle migliaia di ciclisti amatoriali e della Domenica che, per le loro uscite, debbono affrontare strade a dir poco insidiose, e non c’è l’ambulanza pronta che ti soccorre.Io faccio parte di questa categoria e nessuno ci tutela.
7. Domenico | 21 Aprile 2007 at 20:34
Aggiungo, un corridore professionista, in gara, sa quanto, come e dove rischiare, ma non deve coinvolgere gli altri corridori in manovre “azzardate”.Ora che il ciclista si imbottisca di integratori o mangi un “sano” panino con mortadella questo non c’entra con gli episodi in discussione. Comunque il panino con la mortadella è superlativo!!!!
8. Alberto | 28 Aprile 2007 at 10:27
Ho visto il video di cui sopra, mi sembra una normale caduta non dovuta al mezzo, ma ad un taglio del ciclista che procede davanti a quello che rovina a terra, forse la ruota posteriore che nell’incrocio delle traiettorie va a toccare l’anteriore del ciclista che sta dietro…sappiamo bene, fin da bambini, quanto sia facile cadere per questo tipo di manovre quando si corre in gruppo…anche di amici.
9. Sergio | 14 Maggio 2007 at 14:37
Ciao, ho visto che l’argomento è stato trattato anche sul numero di maggio della rivista “La Bicicletta” e fa riferimento allo stesso articolo.
Mi sa che hanno preso spunto da questa discussione!
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