La guerra dei clic tira al ribasso (della cultura)

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Nell’articolo che trovate a questo link, ci sono scritte delle cose che penso già da un po’.

Confesso che in questi ultimi tempi ho fatto un po’ di pulizia di contatti su Facebook. Non per antipatie particolari (quelle si fanno fuori da sole), ma perché a un certo punto non sopportavo più di leggere una quantità infinita di post il cui unico fine è il clic da fare sul link.

Perché la pubblicità paghi (gestendo Cyclinside.com lo so bene) sono necessari tanti clic e visualizzazioni su pagine – e banner – per far contenti i clienti. E per fare tanti clic è necessario che l’articolo sia interessante. Anzi, attraente.
Qui inizia il disastro.
Un articolo attraente non è detto che debba essere importante. Deve attirare un clic e il modo migliore è prendere il lettore dai propri istinti: basta promettere qualcosa di clamoroso. Con i maschietti è facile, ma occorre attirare tutti e allora neanche “zozzona” di turno basta.
Ci sono siti che vivono di notizie fasulle e più sono clamorose e meglio è. Il fine è asociale: si clicca di più su un link con la notizia che fa rabbia, che fa dire “ecco, allora avevo ragione ad arrabbiarmi”: la fa vera la soddisfazione di pensarla così. Ma questi sono i casi estremi: li smascheri subito, basta vedere nelle info del sito – se ci sono – per capire quanto sia serio.

Il peggio è altrove. Nelle testate giornalistiche che si sono date completamente al mondo dei numeri più alti possibili. Forti della loro credibilità propinano notizie vere affianco a notizie che notizie non sono. Badate: non sono false, non potrebbero, ma non hanno la dignità di notizia. Però fanno fare clic e allora vanno bene. In più con l’illusione che “quella” sia una notizia si finisce col convincersi che lo sia davvero. Un po’ come ci si illude che quello sia un libro ed è solo una raccolta di battute del calciatore del momento (e non le ha neanche scritte lui).

Il risultato?
Si tira in giù la cultura e si riduce un settore a piccole beghe. Qualcuno vuole vederci chissà che trame misteriose ma probabilmente la soluzione è più semplice: è un modo veloce di far soldi.

Il bello è che chi investe soldi va dietro a questo meccanismo. Si fa accecare dai numeri che fanno fare bella figura facilmente e non si rede conto che riduce al livello di quelle chiacchiere anche il proprio prodotto. Come certi quotidiani che sono diventati meno dei giornalini del parrucchiere.

Roba da rimpiangere gli occhiali a raggi X dell’Intrepido.

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