L’adozione è altruismo. Chiaro, no?

passeggiata

Da quando ho imparato il significato della parola “adozione”, in ogni campo, l’ho sempre associato ad un’altra parola: “altruismo”. Perché adottare, che si tratti di un’idea o di un progetto, significa arricchire, in qualche modo, con il proprio contributo. Se la parola è riferita a un essere umano ho ancora maggiore ammirazione. La capacità di diventare casa e famiglia per un bambino che una casa forse non ha ben chiaro cosa sia e tanto meno una famiglia, soprattutto se già di qualche anno, è uno sforzo incredibile di generosità, altruismo, pazienza e amore estremi (e so di cosa parlo per averlo visto molto da vicino).
Per questo sono favorevole anche all’adozione del figlio del partner e all’adozione di bambini che non hanno davanti a sé serenità. E mi fido di chi è demandato, per lavoro e per legge, a verificare che l’ambiente in cui il bambino andrà, sarà il più promettente possibile.
Costruire un bambino in laboratorio è qualcosa di diverso. Non si va a sanare una situazione partita male per eventi e disgrazie. Se ne va a creare una nuova in cui le parole “altruismo” e “generosità” vengono sostituite da “diritto” ed “egoismo”. “Amore” e “pazienza” rischiano di entrarci ancora meno. Difficile immaginare un punto di partenza peggiore per una nuova vita.

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