Ma è il Tour o una corsa di paese?

Ivan BassoMi son sentito un po’ come nel giorno di Madonna di Campiglio, quello in cui fecero fuori Pantani dal Giro (sì, lo fecero fuori, perché i valori ematici di Pantani quel giorno erano incongruenti con altre analisi fatte in precedenza a quanto si è letto dopo).

Stavolta è toccato a Ivan Basso e le cose, a dire il vero, sono un po’ diverse. È anche peggio.
Sì, perché su Basso non c’è un’analisi o un controllo andato male, ma solo la punizione per essere stato trovato (e non è affatto chiara alcuna responsabilità) in un elenco di nomi del medico spagnolo colto recentemente con le mani sporche di marmellata.
Solo con un sospetto, quindi, agli organizzatori del Tour non è parso vero di far fuori un corridore che rischiava di portarsi a casa il primo posto di Parigi. Un sospetto diventato giudizio definitivo insomma, così come avviene che un avviso di garanzia della nostra giustizia valga la condanna popolare.
E qui non è la condanna popolare a entrare in ballo. Il giudizio viene ufficializzato dall’organizzatore del Tour. I Francesi saranno ben contenti nella speranza che si possa vedere qualche galletto far festa. Visto che non ci arriviamo con le forze dei nostri scarsi corridori, avran pensato, facciamo fuori d’ufficio gli avversari… insomma, arrangiamoci a modo nostro.
Allo stesso modo staranno sogghignando per l’esclusione di Ullrich, altro pretendente titolato alla maglia gialla.
Insomma, il Tour diventa una corsetta di paese che cerca di favorire il corridore locale. Non sono certo a fare accuse, ma vorrei vedere come si sarebbero comportati i cugini d’oltralpe se Ivan Basso avesse avuto il passaporto francese. Ci scommettereste qualcosa d’importante che lo avrebbero escluso allo stesso modo?

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8 commenti

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  1. ma a me sorge una domanda, Lombardi rientrava nella lista di Fuentes, ma perchè è li che corre e Ivan Basso no?

    • GuidoRubino il 5 Luglio 2006 alle 14:49
    • Rispondi

    Da quanto ho sentito il coinvolgimento di Lombardi era meno importante rispetto agl altri e per ora non è stato preso alcun provvedimento. Ma non si escludono novità in futuro… staremo a vedere.
    Intanto continuo a chiedermi chi vincerà ‘sto Tour. Anche Valverde è andato a casa (caduta)…

    • andrea il 7 Agosto 2006 alle 10:11
    • Rispondi

    Visto cosa è successo con Landis mi sembra che si possa parlare di “epidemia” doping. D’altronde a quelle velocità chi va in bici sa che è difficile mantenerle per 3 settimane a pane e acqua; qiuindi finchè non si riuscirà a fare un punto zero sul doping non si caverà niente…Forse è meglio lasciar perdere l’antidoping, tanto il doping è sempre più avanti..
    ciao
    andrea

    • GuidoRubino il 8 Agosto 2006 alle 15:08
    • Rispondi

    Il sospetto è che l’antidoping lo facciano gli stessi che poi lavorano per fregarlo… e se è vero la battaglia è persa in partenza. È su altri fronti che bisogna lavorare: bisogna far diventare il doping non conveniente.

    • mauro cortesogno il 9 Agosto 2006 alle 22:18
    • Rispondi

    secondo me con il proibizionismo non si và da nessuna parte, il doping va regolamentato con una serie di prodotti approvati dalla federazione, e la pena per chi sgarra deve essere la radiazione da ogni competizione.

    • Bernie il 12 Agosto 2006 alle 19:39
    • Rispondi

    Pensare o peggio accusare gli organizzatori del tour di voler a tutti i costi eliminare i non francesi per sentir suonare la Marsiglese a Parigi mi par un bel discorso… da bettola di paese. Intanto non e` una decisione solo loro la coinvolge parecchia altra gente, che si e` trovata concorde.

    Poi si puo` anche dire che una delle ragione per le quali sconfiggere il doping risulta tremendamente difficile e` che da parte dei tifosi si accetta senza una piega che il beniamino faccia uso di qualsiasi sostanza, l’importante e` che alla fine risulti il vincitore. Basti pensare a Pantani, divenuto oramai un eroe, mentre la realta` e` ben diversa; semmai una vittima del sistema, ai tempi in cui il doping era ancora semi sommerso.
    Certe medie e certi exploits non si ottengono con bistecche e risotti. Allora al posto di lamentarci con chi tenta di lottare contro il doping smettiamo di osannare gli pseudo campioni, passati ma specialmente odierni.

    Tentare di sconfiggere il problema con il proibizionismo e` una guerra persa in partenza, visto che si rincorrono sostanze sempre piu` numerose e difficili da reperire anche con analisi molto complesse e onerose.

    Come minimo bisognerebbe squalificare a vita ogni corridore che venga pescato e pure penalizzare molto pesantemente le squadre che li fanno correre. Cosi` anche quest’ultime al posto di chiudere i due occhi prima e scaricare i corridori dopo, dovrebbero fare la loro parte.

    Rendere il doping non conveniente sarebbe l’uovo di Colombo, ma e` piu` facile a dirsi che a farsi.

    C’e` chi vuole ridurre la lunghezza e il numero delle tappe nei giri, aggiungere riposi e rendere le corse meno dure.
    Questo non risolverebbe il problema poiche` da un lato basterebbe che i corridori anche con le corse attuali non si dopassero e riuscirebbero comunque a portarle a termine ma con medie decisamente piu` umane.
    Poi con corse piu` facili c’e`chi si doperebbe comunque e li` le medie salirebbero ancora.

    Per ultimo diro` che non ritengo il ciclismo un’isola sperduta; nel senso che probabilmente in altri sport il problema si pone nei medesimi termini, solamente si preferisce far finta di nulla al posto di almeno cercare di far fronte al problema come avviene nel ciclismo.

    • GuidoRubino il 12 Agosto 2006 alle 22:54
    • Rispondi

    Gli organizzatori del Tour in più di un occasione hanno dimostrato di essere molto attenti verso certi corridori (non necessariamente francesi) e un po’ meno verso altri. Non credo che avrebbero escluso Pantani (non invitandolo), a suo tempo, se fosse stato francese. Opinione personale ovviamente.
    Al contrario si son tenuti ben stretto Virenque anche quando sul suo conto c’era più di una chiacchiera. Comunque è vero, alla fine son discorsi che lasciano il tempo che trovano. E su Pantani le cose son piuttosto complesse e comunque nessuno, credo, pensa che sia stato un santo. La mia idea personale è che i suoi problemi siano nati ben lontano dalle faccende di doping. Il doping è stato un aspetto dei suoi guai, fermo restando, poi, che sul suo conto non ci sono mai state analisi “positive”. Semmai dati incongruenti, è questo non è certo meno grave se non vogliamo nasconderci dietro un dito.
    Al di là di questo, comunque, non mi sento proprio di essere aperto a qualsiasi forma di permissivismo nei confronti del doping. Sarebbe la sconfitta dello sport. È vero che la soluzione è tutt’altro che facile e, comunque, il lavoro fatto non è da buttare via. Se non altro ora le cose si sono complicate per i disonesti e son d’accordo che le pene debbano essere molto severe, ribadisco, sul lato economico: che è quello che sta più a cuore a tutti.
    Sul discorso che il ciclismo sia uno degli sport più maturi da aver voluto affrontare di petto il problema son d’accordo. Lo avevo detto già qualche anno fa. Allora, però, ero anche più ottimista. Pensavo che se qui si era cominciato prima si sarebbe arrivati anche prima a dei buoni risultati. Invece vedo che il ciclismo continua a essere una sorta di capro espiatorio della piaga del doping. Quando nello sport si parla di doping si pensa al ciclismo e gli altri sport si fanno belli di questo. Paradossalmente, quindi, il risultato che si sta ottenendo è il contrario di quello che speravo. Quanto durerà?

    • Bernie il 13 Agosto 2006 alle 19:29
    • Rispondi

    Caro Guido,

    poni una domanda a cui penso nessuno e` in grado di rispondere. Quello che ha portato all’escalation del problema doping -nel ciclismo e altri sports- e` il denaro e la possibilita` di devenire celebri -che di ritorno porta altri soldi-.

    Inutile nascondersi dietro al dito; finche ci saranno in gioco montagne di soldi, sia gli atleti che le squadre che li fanno correre faranno di tutto per metterci le mani sopra, alla faccia dell’etica e dell’onesta`.

    Sia ben chiaro; il business sportivo non si discosta un millimetro da qualsiasi altro business, dove oggi conta solo fare quanti piu` soldi nel meno tempo possibile.

    I media celebrano degli emeriti idioti che per dubbie strade assurgono a celebrita` e ostentano tanta ricchezza quanta ignoranza. Quelli sono gli idoli, i modelli presentati dai media ai nostri giovani.

    L’artigiano che si fa un mazzo cosi` per arrivare con gil anni al successo passa per fesso….

    Di conseguenza la faccenda si complica parecchio, perche` i “fantamedici” saranno sempre un passo in avanti rispetto a chi e` chiamato scoprire nuovi test per depistare eventuali nuove sostanze dopanti, test che diventano sempre piu complessi e costosi. Con gli interessi in gioco, val purtroppo la pena di investire per trovare nuove scappatoie.

    Quel che piu` mi fa incazzare e` che adesso i medesimi interessi si stanno spostando anche nell’ambito delle granfondo, divenute sempre piu` un grosso business sia per chi le organizza che per le varie riviste e per i produttori che hanno acquisito un’altra interessantissima vetrina per i loro prodotti, oltre che a un bacino sempre piu` largo di potenziali clienti. E difatti si ritrovano in quest’ambito personaggi molto piu` che sospetti -alla Rumsas per intenderci- che dopo essere usciti in malo modo dal circuito del professionismo, hanno trovato una nuova professione correndo contro coloro che lavorano tutta la settimana e vanno a divertirsi alla domenica.

    Se si potesse togliere il denaro dallo sport, il problema doping sarebbe probabilmente risolto. Purtroppo non si puo`.

    complimenti per il sito, veramente ottimo, e grazie per il lavoro che ci metti a disposizione.

    Bernie

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