Nespresso? Ma per piacere

Un caffè apre, uno si sposta. E Varese cambia faccia lentamente. In questi giorni i varesini doc si rammaricano dei vecchi esercizi che chiudono, schiacciati dai costi o, semplicemente, dall’età. Eppure, è curioso, a volte sembra mancare davvero qualcosa.

Un bar storico, “il Pirola” (il nome non comprende l’articolo, ma se lo dite senza, qui, c’è il rischio che non vi capiscano) chiude, anzi no: si sposta di un centinaio di metri in un locale diverso e un po’ meno centrale (prima era sul corso principale) e, per non rischiare di perderci, ritocca un po’ i prezzi (un succo di frutta in piedi arriva a 3,30 euro – quando la media di Varese è sui 2,50. Il caffé fa cifra tonda a un euro). Al suo posto, pensate, arriva Nespresso. Sì, quello che paga parte dello stipendio a George Clooney. Solo che, signori, Nespresso non è un bar. È un rivenditore di macchine da caffè e cialde di 19 (diciannove) gusti diversi.

Inutile entrarci dentro sperando di consumare al volo. Il caffè, al più, qui ve l’offrono come assaggio per invogliarvi a comprare tutto il resto. Semplice no?

Vaglielo a raccontare al povero lavoratore del Nespresso nei giorni di apertura che ha dovuto spiegare la cosa (in maniera gentilissima, ci mancherebbe) a praticamente tutta Varese. Certo che se ti travesti da bar al posto di un caffè storico…

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