Pantani, il Pirata in tv

Finalmente ho visto la fiction su Pantani. La prima cosa che mi ha stupito è stato scoprire che si è svolto tutto in un’unica puntata. Ok, si può fare tutto.
Poi iniziamo con i commenti.

In questi giorni, a dire il vero, ne ho letti parecchi di commenti e critiche on line. Dal Pantani giovanissimo che pedala in mezzo ad automobili modernissime ai riferimenti storici un po’ azzardati. Da tecnico del settore ho apprezzato la rispondenza delle biciclette a quelle vere che usava Marco (con poche pecche).
Però Pantani era diverso. D’accordo che descrivere qualcuno ancora così “presente” nella memoria di tutti è cosa difficile, ma quel Pantani della fiction mi è parso troppo introverso e triste. Sembrava già da ragazzino presagire la sua tragica fine. Pantani era diverso, era un tipo allegro e anche confusionario e la sua Christine non era italiana.
Poi ci sono un paio di figure che vengono completamente ignorate. Da Luciano Pezzi alla Ronchi, personaggi apprezzati molto (il primo) e un po’ discussi (la seconda) ma comunque importanti nel suo essere campione e uomo. Invece c’era un Francesco in più, il suo amico del cuore che forse riassumeva i tanti che hanno cercato di stare vicino a Pantani fino all’ultimo.
Poi, anche in questa fiction c’è un assente ingiustificato: il ciclismo. Raccontare la storia di un campione dello sport, secondo me, non può prescindere dal passare per il suo sport e le gesta per cui il campione è diventato tale.
Non bastava il tempo? Si facevano due puntate, oppure si prendeva solo un pezzo della vita di Pantani senza avere la pretesa di raccontarla tutta. Ne è risultato invece un elenco di episodi neppure troppo legati tra loro in cui la parte più commovente l’hanno recitata i compagni di squadra che con Marco han corso davvero e diviso momenti più e meno felici. Chissà cosa dev’essere stato per loro mettersi lì a quel tavolo e dire “Dai Panta” come hanno fatto tante volte.
Pantani si è fatto amare per le sue imprese solitarie e vittoriose che hanno esaltato la fantasia di tutti (anche dei non italiani, pensate un po’). Il pur bravo Ravello (in certe pedalate era Pantani sputato) ha fatto vedere poco di tutto l’allenamento in bici che ha fatto per impersonare il corridore di Cesenatico.
No, non mi è piaciuto. Mi è sembrato il temino fatto dallo studente diligente a caccia del buon voto. In questa fiction è mancato il ciclismo, ma è mancato anche l’uomo.

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7 commenti

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    • lorenzo il 13 Febbraio 2007 alle 09:45
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    Il mio è un commento più superficiale ma la prima cosa che ho detto a mia moglie alla fine della fiction è stata :”…ma tutti i km che ha fatto in bici il pirata dove li hanno messi” d’altra parte c’era d’aspettarselo quando vedo un film dopo aver letto un libro rimango sempre deluso ! (qui il libro non l’ho letto ma l’ho vissuto grazie alla tv) No anch’io mi aspettavo di vedermi la pelle d’oca sulle salite e invece….. spero che per farsi perdonare rimandino presto qualche puntata di sfide che li si che ci scappa la lacrimuccia

    • viola il 13 Febbraio 2007 alle 10:53
    • Rispondi

    Carissimo Guido, sono rimasta semi-soddisfatta della Fiction, sai bene come la penso su ciò che è successo a Marco e sai bene che sono aspra e dura nei confronti di chi, ancora oggi, lo accusa di essersi fatto fino a distruggere il proprio midollo osseo (cosa peraltro smentita dall’autopsia del Prof.Fortuni).
    Bene, sono convinta che Marco facesse quello che fanno gli altri, ossia giocare sul limite del consentito, quella norma del 50 di ematocrito è una norma sorda e ipocrita che autorizza di usare sostanze illecite fino al limite del 50, dopo sei fuori.
    Primo giro con scommesse miliardarie, di sicuro non ha giovato al risultato, anzi, è una cosa che da adito a sospetti…come la mettiamo?
    Problemi di gestione, no, non si doveva assecondare Marco nella sua convinzione di essere braccato, no, lo si doveva, a forza, far risalire in bici, come fece Merckx, solamente correndo e dimostrando di essere sempre lui al vertice, avrebbe potuto mettere a tacere quelle malelingue che, ancora purtroppo, non ne hanno avuto una dimostrazione repentina.
    Comunque sia la fiction, con i suoi errorini e con le sue mancanze, evidente Pezzi e la Ronchi e Romano Cenni, è valsa interamente per lo stralcio di intervista, mai visto fino ad ora, di Gianni Minà…solo la ho sentito di poter dire “ne è valsa la pena”.
    Marco poi non era così triste da bambino, anzi, vivace, estroverso, burlone…come del resto si dimostrava coi compagni nei momenti in cui, il divertimento, era consentito.
    Il resto è una cornice…

    • corrado il 16 Febbraio 2007 alle 21:41
    • Rispondi

    Ciao Guido, io non ho visto la fiction perchè la vera fiction sul pirata è il progamma “le sfide” trasmesso su rai tre.
    Niente come quel programma può far capire chi fosse Pantani, che cosa fosse in grado di fare, l’ emozione che dava quando si toglieva la bandana e volava verso la vittoria.
    Sono un grande appassionato di sport, li guardo praticamente tutti,mia moglie, quando guardo degli sport minori esclama “ma anche questo ti piace” poi si rassegna.
    Tutto questo per dire che Pantani è stato l’ unico a farmi emozionare, gioire, l’ unico dei campioni del passato, che ne senta la mancanza.

    • massimo il 21 Febbraio 2007 alle 17:29
    • Rispondi

    posso riassumere il tutto con un voto come si faceva ai tempi della scuola… la fiction di Marco Pantani merita un bel zero spaccato… son rimasto profondamente offeso da tutto cio che emerge dai racconti della fiction. un film offensivo e profonamente inesatto…

    • christian il 25 Febbraio 2007 alle 16:40
    • Rispondi

    voto? Schifoso

    • Gabriele il 13 Marzo 2007 alle 09:33
    • Rispondi

    A dire il vero non mi sembra di aver visto nessuno andare in bicicletta… ma forse ricordo male. Gabriele.

  1. If we had a bike like this do you think the gap between us and the podium of the Tour de France would be a bit closer? We can dream!

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