Pubblicità on line: visitatori (e clienti) presi per il naso

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Internet è guerra di clic e visualizzazioni per chi vende pubblicità. Chi la compra viene rimbambito di numeri e, ovviamente, punta a quelli più alti, come è giusto che sia.

E allora capisci anche perché alcuni siti, testate importanti, tendano a buttare dentro gallerie fotografiche di dubbio gusto ma che stimolano il guardonismo dei navigatori. Non si tratta solo di immagini di nudo, più in generale vale tutto quanto attiri visualizzazioni. Il gusto mettiamolo pure da parte che nemmeno nelle vie virtuali le prostitute si devono vestire eleganti.
Sia pure così, chi clicca sa cosa cerca e cosa si merita.
Poi si è andati oltre. Se certe immagini sono “attrattive”, perché non sfruttarne ancora di più il motore (che, come si sa, tira più di una coppia di buoi) per farsi portare ancora più in alto?
Detto fatto: da semplici gallerie, comode e rapide da sfogliare, si è passati alle gallerie a sequenza di pagine.
Che vuol dire? Che a ogni nuova foto viene visualizzata in una nuova pagina. In pratica non sfogliate una serie di foto in una pagina, ma tante pagine per quante foto vedete. Tre foto: tre pagine, dieci foto: dieci pagine e così via.

I numeri si impennano e quando si vanno a vendere le pagine visualizzate (vero cruccio della navigazione on line che tende ad essere mordi e fuggi) si fa bella figura: “vedi, abbiamo contenuti così interessanti che i navigatori aprono tante pagine sul nostro sito”. L’argomento è forte per chi investe e il gioco è fatto (per chi vende).

Ancora di più: ultimamente si stanno diffondendo delle gallerie più complesse. Non basta più un clic per andare alla foto successiva, ce ne vogliono di più. L’utente ha la sensazione che il primo clic non sia stato registrato dal sito e clicca ancora. Ci si accorge perché cambiano i contenuti attorno alla foto che si sta visualizzando e solo al terzo-quarto clic si va finalmente oltre.

Ovviamente chi vende pubblicità vende numeri, importa poco che quei numeri corrispondano a contenuti di valore. Chi compra si illude di raggiungere migliori risultati e tende a chiedersi poco se le persone che raggiunge siano il proprio vero bersaglio. Salvo poi lamentarsi che la cultura tenda al basso e che i propri prodotti non vengano capiti adeguatamente.

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