SPORT E SPORTE

Mi scrive Francesco:

“Lo sport agonistico non ha più senso di esistere. Dopo il Moggigate, sabato anche il ciclismo è stato catapultato nel calderone dei risultati decisi a tavolino per interessi economici. Al termine della tappa, un Gilberto Simoni non particolarmente avvezzo alla diplomazia e visivamente infastidito dal declino che non concede possibilità di ritorno, ha scoperchiato il vaso di Pandora degli “accordi” pretraguardo: “Basso mi ha chiesto 20.000 Euro per vincere la tappa”. In un secondo sono crollati decenni di imprese del pedale. Il dubbio ha avvolto ogni momento eroico del ciclismo, tanto a colori quanto in bianco e nero. Nulla sembra più reale, nemmeno la fatica. Il trucco c’è e ora lo si è visto chiaramente.
Il motivo, alla fine, è sempre lo stesso: i soldi. Gli sponsor hanno fame di campioni e di vittorie per veicolare il loro brand e i nuovi prodotti, e non importa a che prezzo. Serve una vittoria per lanciare il nuovo climatizzatore al pino silvestre o l’innovativo yogurth al bifidus maccheronicus? Otteniamola! Tutte le vittorie  a quanto pare hanno un prezzo, basta stabilirlo. E in confronto ai budget pubblicitari milionari, sono davvero briciole.
Tra pochi giorni inizieranno i mondiali di calcio in Germania, l’evento sportivo più seguito al mondo. Mi chiedo quale sponsor alzerà in cielo la coppa, forse proprio un’azienda di insaccati.”

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5 commenti

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    • GuidoRubino il 29 Maggio 2006 alle 16:20
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    Noo, dai, non la vedo così tragica.
    Nel ciclismo gli accordi ci sono sempre stati in fondo, e lo scambio economico può avere la forma di denaro contante (raramente credo/spero) oppure di favori da rendere. Così ho letto pure la vittoria di Garate, il giorno prima, al quale Voight (Csc) ha lasciato platealmente (anche troppo) la vittoria. Garate la meritava sicuramente per aver lavorato di più nella fuga, ma Voight lo avrebbe battuto facilmente in quanto meno stanco e sicuramente più forte in volata. Ma la Csc ha incassato un credito che potrebbe riscuotere al Tour se dovesse averne bisogno. Mica poco.
    Basso, secondo me, è stato ingenuo. Poteva semplicemente non dire niente a Simoni per la discesa e lasciargli prendere anche un minuto di vantaggio. Lo avrebbe ripreso dopo, cotto, e staccato ancora prima. Col risultato che Basso avrebbe comunque vinto la tappa e Simoni avrebbe avuto meno speranze per il secondo posto finale. Nell’arrivo ad Aprica non c’era in ballo la maglia rosa di Basso, però c’era ancora da stabilire il podio. E Simoni lo sapeva. Per cui era lui ad avere più interesse a stare con Basso.
    E i soldi? Stavolta sono d’accordo con Capodacqua che ha scritto che l’affermazione di Simoni è cattiva proprio perché non può essere provata né smentita e resterà l’ombra. Solo loro sanno com’è andata e a tutti gli altri non resta che credere all’uno o all’altro.
    E’ indicativo, però, come tutto il gruppo si sia schierato con Basso e gli stessi compagni di Simoni (compreso il ds Gianetti) han preso le distanze dalle dichiarazioni del trentino. Certi accordi, che siano di soldi o di favori (poco cambia in realtà) non si dicono. Punto.
    Poi Simoni a ogni Giro d’Italia ha un nemico che corre per farlo perdere.
    Attenzione poi, ho già sentito troppi paralleli, tra ieri e oggi, tra quanto sta succedendo nel calcio e quanto è successo al Giro. In realtà non c’è nessuna somiglianza. Lì c’è una frode vera e propria, una truffa. Qui, al massimo, c’è un patto non rispettato, non certo un disegno dall’alto che comanda tutto il sistema. Attenzione a mantenere bene questa differenza altrimenti il ciclismo torna ad essere il capro espiatorio del calcio. Della serie «Abbiamo sbagliato? E, vabbe’, ma pure i ciclisti…» e allora giù col ciclismo che tanto se ne può parlar male volentieri distogliendo l’attenzione dal calciocheguaiachilotocca…
    No?

    • Francesco il 29 Maggio 2006 alle 16:29
    • Rispondi

    La somiglianza – come dici tu – non c’è, ma in questo momento il calcio ha bisogno di dividere le colpe con qualcuno e Simoni gli ha fatto un gran favore in tal senso. Inutile dire che il nostro sport è meno protetto, come abbiamo visto con il doping, e che, una volta messi sotto torchio alcuni corridori in puro stile Torquemada, uscirà che “l’acquisto” di vittorie è una pratica pressoché abituale. Il rischio è che alla fine il ciclismo diventi il capro espiatorio del calcio in vista dei mondiali. Mi auguro non sia così.
    Fra

  1. ci mancherebbe che Gianetti non faccia di tutto per calmare le acque. Trattasi di un personaggio che ricoverato in fin di vita dopo essersi riempito di sostanze dopanti, e` stato salvato da un medico che ha avuto la pessima idea -per lui- di condannare la cosa.

    Sembra incredibile, ma il Gianetti e` arrivato al punto di far causa al medico che gli ha salvato la vita!!!!

    E pensare che qui` a Lugano ogni anno si celebra il “Gianetti Day”. Alla faccia dell’esempio da dare ai nostri giovani…..

    Una squadra che assume gentaglia del genere dimostra senza equivoci la plopria posizione in tema di doping. Mi pare chi in Italiano la parola giusta sia schifezza.

    Buone pedalate a tutti
    Bernie

    • lorenzo il 12 Febbraio 2007 alle 18:00
    • Rispondi

    ma leggendo i libri su Bartali si scopre che Gino lasciava vincere per arrotodare lo stipendio embè…. io urlo ancora W Bartali o W Simoni, una volta arrivati in cima se passa uno o l’altro sotto lo striscione che differenza fa ? La differenza la fa invece chi paga gli arbitri per decidere un risultato (sempre che sia vero noi non ceravamo)

    • GuidoRubino il 12 Febbraio 2007 alle 20:37
    • Rispondi

    Certi tipi di accordo fanno anche parte del ciclismo. Le alleanze, i dispetti, sono il ciclismo, fanno parte della sua tattica. Inutile negarlo.
    Certo, se ci si mettono di mezzo i soldi cambia tutto.

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