Viva l’Italia

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Era una di quelle giornate alle quali non si poteva dire di no. La squadra italiana ha appena vinto il mondiale di calcio e il centro di Roma è diventato in un attimo una calamita irresistibile per tutti. Alessandra, mia moglie, s’è presentata con due piccoli tricolori sulle guance: «Usciamo?»
Non mi andava tanto. Già sognavo il letto, sto invecchiando? Però è stato un attimo e quello dopo eravamo già sulla moto con un tricolore improvvisato che, nelle notti così, sembra valere come lasciapassare per fare (quasi) qualsiasi cosa. Ero un po’ preoccupato, infatti. Chissà quanti ubriachi e imbecilli in giro per Roma con la scusa che l’Italia è unita per una notte.
Invece mi son ricreduto: ho visto tanta gente con voglia di divertirsi e di stare insieme riconoscendosi in un valore comune. E festa sia allora.
Siamo arrivati a fatica fino al Colosseo. Tutti a suonare li clacson, ma nessuno a fare prepotenze. Per una volta la macchina (i motorini, le moto…) non era un mezzo per arrivare al più presto possibile, ma un fine per star lì e fare festa. Se n’è resa conto anche la pattuglia di Vigili Urbani che salutava tutti ad ampi gesti e sorrisi, altro che controllare le cinture allacciate. In quante altre civilissime città europee si potrebbe raccontare una serata così bella e tranquilla?
È stata festa insomma: Viva l’Italia.

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