Ci ho pensato un po’ e non mi vengono altri termini. Quello dei libri di testo è un piccolo, ma neanche troppo, sopruso legalizzato e mi pare senza alcun controllo.
Ogni anno gli studenti di medie e licei devono acquistare i libri di testo più nuovi che mai e non riescono a vendere quelli vecchi. Ci sono diverse dinamiche che sono cambiate da quando i libri si portavano a sfinimento, squinternati e strappati per usura e un po’ di negligenza, ma intanto duravano anni, a volte generazioni.
Quei libri di testo avevano il difetto di portare guadagno una sola volta agli editori, quando venivano venduti la prima volta. Poi andavano ad alimentare quel sottobosco di mercato dell’usato che, a Roma, si poteva trovare sul Lungotevere, verso la Farnesina.
La soluzione – per gli editori – ce l’abbiamo ora sotto gli occhi:
- Esercizi da non fare più sul quaderno ma direttamente sulle pagine dei libri, così ci si assicura di farli invecchiare precocemente e renderli, già così, quasi invendibili.
- Nuove edizioni a stretto giro, una all’anno così da non poterli passare alle classi in arrivo.
- L’edizione digitale valida una volta sola e fatta in maniera praticamente impossibile da tramandare: se pure riuscite a vendere il libro non potrete averne la copia digitale, che avrebbe un costo in più abbastanza alto da compensare il risparmio dell’usato. E allora tanto vale acquistare un libro nuovo.
Non ho sentito da nessuna parte lamentele al riguardo, questa è la cosa che mi stupisce di più. Per i figli non si bada a spese, ci si fa prendere anche un po’ per la collottola, oppure non ci si accorge che le materia non cambiano ogni anno.






